Lecco calcio. Dividono   promozioni e retrocessioni
Da sinistra, il patron bluceleste Paolo Di Nunno e il giovanissimo presidente Cristian Di Nunno

Lecco calcio. Dividono

promozioni e retrocessioni

Girone A. Molte società accetterebbero di buon grado la conclusione del campionato allo stato attuale dei fatti - La formula che regolamenta la gerarchia calcistica però va studiata. Paolo Di Nunno: «Io chiuderei, altri però no»

Oggi si comincerà a capire qualcosa su come andrà a finire. Anzi, come potrebbe andare a finire.

Alle 11 di questa mattina il presidente di Lega Pro Francesco Ghirelli si collegherà con tutte le sedi delle 90 società di serie C. All’ordine del giorno ci saranno le considerazioni sullo stato dell’emergenza Covid-19, sulla stagione in corso e le azioni da intraprendere, su cosa fare del campionato 2019-2020 e il problema dei sacrifici e quindi i contratti dei calciatori.

Il vicepresidente Gino di Nunno e l’amministratore delegato Paolo Leonardo Di Nunno saranno in videoconferenza dalla loro ditta di Cormano.

E l’ex presidente bluceleste, Paolo Di Nunno spiega: «Io prima di tutto voglio che si ritorni al campionato a 18 squadre con 15 over e poi tanti under in rosa. Non vorrei fare la fine del Monza che ha creato un problema mica da ridere con gli stipendi che elargisce. Speriamo vada in serie B, altrimenti sarebbe un problema per tutti noi. Io prima di parlare, però, voglio sentire cos’ha da dire il presidente di Lega Ghirelli e poi mi comporterò di conseguenza. Ho parlato con il presidente della Pianese e mi ha detto che ha ancora calciatori con il virus e mi ha spergiurato che lui non si muoverà più dalla Toscana. Soprattutto non verrà al Nord… Per cui come si farà?». Anche il direttore e patron della Pergolettese, Fogliazza aveva detto da queste colonne che non intende più schierare la squadra, a meno che non arrivino garanzie sulla salute dei calciatori: «Normale – ammette Di Nunno - La gente ha paura, figuriamoci i giocatori che sono sempre insieme e giocano contrastandosi fisicamente uno con l’altro. Cercheremo di vedere cosa si possa fare».

«Se bloccano il torneo e riprendiamo col prossimo, va bene lo stesso per noi. Questi tre-quattro mesi rimasti vediamo di pagare i giocatori come si potrà. Anche questo dipenderà dalla Lega. Il problema è di difficile soluzione, perché il calcio è importante, ma non indispensabile. La Uefa vuol giocare a tutti i costi finendo i campionati ad agosto, ma vorrebbe dire poi ricominciare il campionato 2020/21 quando? Subito dopo? A dicembre? Quando? Ma siamo ammattiti?».

Fosse il presidente di Lega che farebbe Paolo Di Nunno? La risposta è tranchant, netta e chiara: «Chiuderei tutto. Basta. Finisce qui il campionato. La Pianese, ripeto, non ce la fa più. Ma così pure altre squadre. Non solo a livello sanitario, ma anche economico. Le paure sono tante. Però c’è chi la pensa diversamente. Il Renate, per esempio, mi risulta voglia giocare a tutti i costi. Giustamente vuol fare i playoff e andare in serie B. Che facciano i playoff ma non i playout… A cosa servono? Secondo me ci sono squadre che, vista questa crisi, non vorrebbero manco più giocare. Chiedano chi è disposto a giocare e chi vuole “mollare”… Parlo del girone A, se non altro. Gli altri gironi si comportino un po’ come dirà Ghirelli».

Una cosa è certa e ci è stata confermata dalla segreteria bluceleste capitanata da Nik Cecconi: non sarà possibile, a meno di interventi speciali dello Stato, avviare la cassa integrazione per i calciatori. Se non uscirà una qualche novità ministeriale, rimane solo la strada dell’aiuto economico per risolvere il nodo contratti. Intanto la società continua a pagare tutti, come da contratto. Ma per quanto le società potranno permetterselo senza alcun tipo di introito?


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