Gnecchi “cerca” l’Olimpiade  «Avrei due strade: il K1 e il K2»
Alessandro Gnecchi, 28 anni, è in forza ai Carabinieri

Gnecchi “cerca” l’Olimpiade

«Avrei due strade: il K1 e il K2»

Il ventottenne lecchese deve ancora staccare il pass. «Non vorrei contagiarmi nel momento decisivo».

«Il mio percorso? Certamente è stato ed è complicato dalla pandemia. Come quello di ognuno di noi, a tutti i livelli. Ma il fatto di avere in palio qualcosa di importante come l’Olimpiade e la possibilità di accedervi, in qualche modo mi stimola ad amplificare la mia attenzione e il mio impegno. Non vorrei mai compromettere tanti anni di lavoro, per finire contagiato, magari proprio nel momento in cui devo staccare il pass per andare a Tokyo...».

Alessandro Gnecchi, da Lecco, 28 anni, una laurea in Giurisprudenza nel cassetto in attesa di futuri cimenti - «sto già pensando al mio futuro, alle scelte professionali e ho intrapreso anche un master» - ma soprattutto un obiettivo nel cuore e nella testa: i “cinque cerchi” asiatici. «Per ora non sono qualificato - racconta da Mantova, dove si trova per l’ennesimo raduno dei Nazionali agli ordini del coach, il plurititolato Oreste Perri -, ma opportunità ci sono e ci saranno. Dipende tutto da me e dallo stato di forma in cui mi presenterò nelle prossime gare, da maggio a metà giugno con le sfide dell’Europeo prima e la Coppa del Mondo poi. Oltre ad altre competizioni. Per ora, e sono risultati recenti, in particolare nel K1 500 posso dire di essere allineato ai miei obiettivi a questo punto della stagione».

Sulla distanza dei 500 metri nel K1 maschile l’ha spuntata Samuele Burgo in 1’38”89, superando Alessandro, secondo in 1’39” 26, e Andrea Schera, terzo in 1’39”97: questo a Milano nei primi test valutativi per gli azzurri della canoa velocità, utili per la direzione tecnica per definire la composizione della Nazionale in vista dei primi appuntamenti internazionali.

«Ci sono possibilità nel K1 - continua Alessandro - dove per ora posso dire di essere al secondo posto, anche se serve essere primi per poi partecipare alle competizioni internazionali, dove c’è la possibilità di staccare un biglietto per Tokyo e poi nel K2 dove insieme al mio amico Nicola (l’altro lecchese, Ripamonti, ndr) abbiamo comunque l’opportunità di qualificarci per formare il K2 che ha già guadagnato un posto nelle gare delle Olimpiadi. Insomma: ci sono due strade per poter andare ai Giochi. Il momento decisivo sarà fra maggio e giugno. Lì ci saranno le sfide più importante. Le ultime, quelle che ci daranno la possibilità di qualificarci. Io mi sento molto bene: a 28 anni, da atleta dei Carabinieri, credo di aver raggiunto il massimo dell’esperienza e di potermi giocare le mie carte».

«Certo le difficoltà ci sono e la mia preoccupazione più grande è quella di non contagiarmi - puntualizza -. Sarebbe un dramma dovermi fermare. Non solo per la quarantena, ma per la prospettiva di tutta la trafila di profilassi che un atleta dovrebbe poi affrontare. Un conto affrontarla a ottobre, un conto in mesi primaverili giusto in mezzo alle gare. Per questo moltiplico la mia attenzione anche in quella direzione. Abbiamo affrontato lunghi mesi di ritiro in Sicilia a Carlentini e adesso siamo a Mantova. Isolati il più possibile per evitare rischi inutili. In ogni caso con le motivazioni giuste, sono ostacoli che si superano».

«Una delle mie è la consapevolezza di rappresentare la mia città - la chiosa - , la sua tradizione nella canoa, grazie ad Antonio Rossi e un territorio intero. Sono un Carabiniere e sono lecchese».


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