E ora Zanotti si gode l’argento europeo

«Soddisfatto e fiducioso per il Mondiale»

Le considerazioni del biker di Airuno dopo il secondo posto tra gli Under 23.

E ora Zanotti si gode l’argento europeo «Soddisfatto e fiducioso per il Mondiale»
Juri Zanotti, 22 anni, biker di Airuno
(Foto di foto Michele Mondini)

«All’inizio ero un po’ dispiaciuto: se avessi avuto l’istinto del killer avrei potuto sfruttarla meglio e mettermi davanti all’ultimo chilometro». Fresca medaglia d’argento all’Europeo di Mtb Under 23, Juri Zanotti ripensa alla gara corsa sul finire della scorsa settimana a Novi Sad e, a qualche giorno di distanza, sorride.

«Sono contento e sono tornato a casa davvero soddisfatto da questo Europeo», racconta infatti l’atleta di Airuno che, pur affrontando un percorso non proprio disegnato sulle sue caratteristiche, è stato lì a un passo dal vincere la prova.

Peccato, ovviamente, per quella “mezza bicicletta” di distanza dallo svizzero Joel Roth; soddisfazione, vera, per un testa a testa che nell’ultimo giro s’è fatto davvero tale, fino alla volata con cui si sono chiusi i 50 metri decisivi.

«Ora, a mente fredda, devo ammettere che Roth ha fatto davvero una gara da padrone. Aveva un percorso adatto alle sue caratteristiche, essendo un corridore esplosivo. Dopo gli Europei, sono molto fiducioso per il Mondiale della prossima settimana in Val di Sole», prosegue.

In Serbia, il titolo continentale s’è giocato tutto attorno alla fortezza di Novi Sad. «È stata veramente una gara strana, con un percorso un po’ atipico - dice l’argento lecchese - una gara di gruppo, fino all’ultimo giro, durante la quale si mescolavano le carte continuamente».

«Era difficile fare la differenza perché il percorso non presentava una salita vera, c’erano degli strappi brevi, oppure delle brevi salite in acciottolato, con davvero tante curve e controcurve; le discese erano all’80% scalinate della fortezza: non presentavano nulla di tecnico, ma erano soltanto insidiose», ripercorre Zanotti pensando allo sviluppo delle prova corsa in Serbia.

Con un circuito così disegnato, era evidente a tutti che la prova si sarebbe risolta nel finale. «La Svizzera - fa presente - è quella che ha fatto un po’ di più il ritmo, con corridori molto forti, in forma, che hanno anche fatto gioco di squadra. Io e il tedesco List, che poi ha chiuso in terza posizione, abbiamo sempre dovuto un po’ inseguire. Sapevamo quanto fosse importante correre davanti: anche il nostro ct, Mirko Celestino, ci aveva detto di correre davanti. La tattica di gara, infatti, sarebbe stata quella di aspettare l’ultimo giro».

All’ultima tornata, il tentativo di provarci non è andato a buon fine, o quantomeno non ha portato con sé l’oro. È mancato qualcosa proprio nel finale, con Roth capace di gestire con un pizzico più di vigore la volata sotto lo striscione del traguardo.

«Ce la siamo giocata. Ho cercato di sorpassarlo negli ultimi 500 metri, però mi sono mancate un po’ le gambe. Sono uscito all’ultima curva, lui ha lanciato la volata e non sono più riuscito a recuperare», conclude Zanotti.

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