Lunedì 04 Novembre 2013

L’addio ad Angelo Sala

“Ciao, guerriero buono”

Angelo Sala, scrittore e giornalista

Angelo Sala, per anni giornalista del nostro quotidiano, scrittore, è morto nella notte fra domenica e lunedì. Aveva 61 anni.

I funerali avranno luogo martedì 5 novembre alle 15,30 nella Chiesa Parrocchiale di Acquate a Lecco. Lo piangono la moglie Rosaria, i figli Alberto, Marco e Agnese , gli adorati nipoti e noi tutti de La Provincia.

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Un guerriero. Forte e dolce, burbero all’apparenza, solo al primo impatto. Sogghignerà e borbotterà ironico anche in Cielo, Angelo Sala, il nostro e mio Angelo, a leggere queste parole da giornalista. Sogghignerà, come ridevamo e piangevamo e ridevamo ieri lì davanti a lui morto – noi amici, con i suoi figli Alberto, Marco e Agnese, la moglie Rosaria –, addolorati ma non tristi, a ripensare tutta la sua esistenza, e le tante piccole e grandi cose affrontate insieme.

Disincantato, dopo tanti anni di lavoro, ma soprattutto appassionato, l’Angelo, che tante ne ha viste e ne ha fatte nella vita: solo la prima parte della vita, quella qui sulla terra, ci correggerebbe subito. Un guerriero di questi mesi di malattia, provato e stanco e dolorante ma sempre lì sul pezzo, come diciamo nei giornali, ad affrontare forte e dignitoso le cose di tutti i giorni – con l’andar dei giorni sempre più flebo, e farmaci, e stomaco che non funziona e mal di schiena –, a non mollare nemmeno per un istante quel lavoro che era la sua carne e il suo sangue da quarant’anni. Ha scritto articoli per La Provincia fino a poche ore fa, e in tutta la sua carriera non ha mai disdegnato di metter la firma sotto un pezzullo per un modesto concerto di paese piuttosto che a sigillo di una elaborata riflessione sull’arte o la storia. Era fatto così, Angelo Sala, e non ha mai mollato un minuto per quarant’anni, coinvolgendo nel suo amore per la scrittura e la cultura – e per la vita! – tutti quelli che incontrava; facendosi a sua volta coinvolgere, sempre pronto a rispondere sì a chi gli proponeva di curare una rivistina o un foglietto associativo, lui che pure in ben altre pubblicazioni e scritti s’è cimentato.

Era così già 40 anni fa, quando eravamo un po’ più giovani, e avevamo tanta voglia di dire e di scrivere e di combattere. «Vagliate ogni cosa, trattenete ciò che vale», raccomandava San Paolo ai Tessalonicesi. La sua baldanza d’allora – ma è stato così sempre – stava in queste parole, e col furore d’un guerriero Angelo è andato all’assalto di tutto quanto lo incuriosiva, si parlasse di politica piuttosto che di alpinismo, del manzoniano convento di Pescarenico o della Chiesa all’Est e delle tradizioni tirolesi.

Per vagliare, e trattenere il buono, serve pur sempre un criterio, un centro di gravità: poi si può sbagliare e deviare mille volte, ma il centro è lì. Angelo era di una fede personale rocciosa, certa; una fede detta con ritrosia, col pudore del cattolicesimo lombardo, ma altrettanto solida e chiara. Una fede cresciuta alta e sfaccettata nei suoi mille interessi così come si slanciano verso il cielo le guglie gotiche che tanto amava, con le storie – degli uomini e del loro Dio creatore – raccontate sulla pietra dagli scalpellini medievali. Tanto solida e chiara, questa fede, che Angelo non ha mai avuto paura di confrontarsi con qualcosa, o con qualcuno.

Chi l’ha conosciuto sa della sua passione umana, della sua apertura, della profondità della sua amicizia. Un guerriero, un guerriero buono. Ciao Angelo.

Gigi Riva

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