Di Nunno nel mirino   dei giudici sportivi
Il presidente Di Nunno furioso con l’arbitro in occasione di Lecco-Pro Patria (1-3)

Di Nunno nel mirino

dei giudici sportivi

Calcio serie D. All’inizio di marzo la prima udienza del processo disciplinare per le dichiarazioni del dopo Pro Patria. Il presidente accusò gli avversari di essersi “comprati” l’arbitro, poi le scuse. Infine l’annuncio di cedere la società

Si terrà a Roma davanti alla Corte di giustizia federale della Figc il prossimo 2 marzo, la prima udienza del processo disciplinare a carico del presidente Paolo Roberto Di Nunno in merito alle dichiarazioni rilasciate dal numero uno di via Don Pozzi nel dopo partita di Lecco-Pro Patria, lo scorso 7 gennaio.

L’inizio della fine, per le speranze di gloria blucelesti. In quella concitata conferenza stampa Di Nunno accusò la Pro Patria di essersi “comprata” l’arbitro, il signor Giacomo Monaco di Termoli, quando – era l’accusa di Di Nunno – «non avete neanche i soldi per pagare i giocatori». Insomma, un bailamme che montò di minuto in minuto.

Arrivarono, non subito ma alcuni giorni dopo, a nome del vicepresidente Angelo Battazza, le scuse della società bluceleste. E anche nell’ultimo comunicato del presidente che annunciava la volontà di lasciare la società a nuovi possibili compratori, nel caso nessuno si facesse avanti ad aiutarlo, Di Nunno stesso ha sottolineato, tra le altre cose, la volontà di scusarsi con la presidentessa della Pro Patria, Patrizia Testa. Il problema è che, dall’altra parte, il “muro” è quasi totale.

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