Conca, la Sanremo e quella fuga epica
«Un’occasione così non mi capita più»

Il bellanese ha animato la “Classicissima” per 260 chilometri. «Accidenti ai crampi, c’erano tutte le condizioni giuste per arrivare in fondo con i primi».

Quel «sono un po’ amareggiato» che Filippo Conca si fa scappare all’inizio della chiacchierata dice molto di un risultato, quello soltanto accarezzato dal corridore di Bellano alla Milano-Sanremo di sabato, che a un certo punto della corsa ha sicuramente pensato potesse essere differente.

Colpa, ammesso che di ciò si possa parlare, di quei fastidiosi crampi che, nel bel mezzo di una fuga dai contorni epici, l’hanno colto prima all’una e poi all’altra gamba, obbligandolo a fermarsi dopo 260 chilometri di sforzo per cercare di riprendersi un po’ e, a quel punto, concludere la gara come poi ha effettivamente fatto a oltre 11’ dal vincitore Matej Mohoric.

«Sono stato inserito nella lista dei partenti praticamente all’ultimo minuto - confida il ventitreenne -. Essendo riserva, infatti, ho saputo soltanto tre giorni prima di dover essere in gara alla Milano-Sanremo. Ero in ritiro in Sicilia e, dunque, sono dovuto rientrare in tutta fretta nella nottata di venerdì per poi essere in gara l’indomani. Sono cose che succedono: dopo il Covid, sono numerosi i corridori che si stanno ammalando e, dunque, non è raro che le squadre ci chiamino all’ultimo momento».

È accaduto a Conca e così è stato anche per l’altro bellanese Simone Petilli, che ha chiuso in 69° posizione a meno di 3’ dal vincitore.

Nonostante il finale non entusiasmante, la corsa del primo ha letteralmente galvanizzato tutti i suoi tifosi, rimasti incollati al televisore mentre la fuga a otto partita da Milano prendeva consistenza man mano che i chilometri alle spalle aumentavano.

«Me lo hanno detto in tanti. Ecco perché sono dispiaciuto: un’occasione così capita alla Sanremo una volta ogni trent’anni - prosegue Filippo -. C’erano tutte le condizioni giuste, con il vento a nostro favore a dar fastidio al gruppo degli inseguitori e un vantaggio che a 50 chilometri dall’arrivo era attorno ai quattro minuti e mezzo. Fossimo andati avanti così non dico che avrei potuto giocarmela, ma penso che sarei potuto arrivare tra quelli davanti fin sul Poggio, per poi provare a dare il massimo nel finale».

Sul più bello, però, qualcosa è accaduto a rompere l’incantesimo. I primi fastidi e, di lì a poco, la necessità di fermarsi per sciogliere i muscoli prima di riprendere la corsa.

«A un certo punto ho iniziato a sentire i muscoli contrarsi da soli. Ho deciso di proseguire, anche perché non puoi certo smettere di pedalare in quei frangenti. Dopo un paio di minuti ho accusato i crampi prima a sinistra e poi a destra. Ho dovuto fermarmi, per poi ripartire. La mia corsa, però, in pratica è finita lì. Peccato», conclude Conca.

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