Lecco: De Paola,        quarantena e calciomercato
Luciano De Paola è a casa in quarantena, positivo al Covid. Sta bene e non le manda a dire ai suoi ragazzi

Lecco: De Paola,

quarantena e calciomercato

L’allenatore fa il punto dalla “clausura” causa Covid: «L’attacco fa meno del necessario». E per il girone di ritorno chiede rinforzi: «Un esterno e una punta, poi svoltiamo. Petrovic? Serve cattiveria».

All’indomani del rinvio (quasi) ufficiale di Lecco-Pro Vercelli, mister Luciano De Paola , quarantenato, fa il punto della situazione del suo Lecco e ovviamente della sua condizione: «Sto molto meglio – afferma il tecnico cosentino – a parte un po’ di tosse. Sono sfebbrato da una settimana, ma sabato il tampone era ancora positivo. Dovrò attendere ancora un po’ prima di tornare in campo».

Sei giocatori e il preparatore sono positivi, oltre a De Paola. «Non è una cosa bella stare una settimana, o più a casa. Non è davvero la cosa migliore. Ora abbiamo dato il rompete le righe e ci ritroveremo il 29 dicembre per gli allenamenti. Peccato perché eravamo tutti in salute, ma oramai il Covid la fa da padrone». Anche il Sudtirol ha dovuto pagare dazio, rinviando la partita di sabato scorso e quella di oggi. A tal proposito, come ha giudicato la gara contro la Pro Sesto mister De Paola? «Noi non eravamo quelli di Piacenza né tantomeno quelli di Seregno. Siamo entrati in campo tentando di fare gioco, ma non avevamo né il giro palla veloce, né la cattiveria delle precedenti gare. Abbiamo fatto molta fatica davanti, ma quando arriva una squadra che mette il pullman davanti all’area di rigore devi inventarti qualcosa di nuovo: ottenere punizioni dal limite, tirare di più da fuori. La gente ora si aspettava il risultato, viste le due vittorie precedenti. Il lato positivo? Partite del genere, prima, il Lecco le avrebbe perse».

La squadra, a onor del vero, non ha mai tirato in porta. «È vero. Non abbiamo trovato spazi. Ma l’attaccante centrale Petrovic non era in giornata. Su una quindicina di duelli, non ne ha mai vinto uno e questo ci ha fatto andare in difficoltà. Il primo attaccante, prima che arrivassi, era Mastroianni. Poi ho notato Petrovic, che è tecnico ed è un 1999. Lui però deve avere sempre il sangue nelle vene: quando ci mette acqua, non può giocare a calcio. È un croato atipico: non è cattivissimo come tanti suoi compaesani. Si verrà a sedere molte volte vicino a me, se non trova la giusta cattiveria. Riflessioni simili, naturalmente, le condivido anche ai diretti interessati, non solo con Petrovic. Tanto più per stimolarli mentre giocano».

De Paola torna anche a parlare di Ganz. «Lo stimo molto. Era un bambino quando io stesso giocavo con suo padre. Ha le sue stesse caratteristiche: vive nell’area di rigore. Il nostro problema, però, è non avere un punto di riferimento davanti. Quando la squadra giocherà bene palla a terra potrò sempre giocare con Ganz davanti».

Tordini, infine, è quasi ignorato nei discorsi di De Paola che stima, invece, Buso e lo vorrebbe riconvertire esterno d’attacco. Una cosa, però, è certa: De Paola chiede di più all’attacco. E chiede rinforzi: «Davanti dobbiamo lavorare per fare qualcosa di importante. Su 19 partite giocate, gli attaccanti non hanno fatto numeri importanti. E lo sanno. Dobbiamo metterli nelle condizioni di fare gol, lavorando con gli esterni. Serve però anche che i due attaccanti si muovano sempre in maniera diversa, riempiendo l’area quando i nostri esterni mettono palla in mezzo. Dal mercato ci aspettiamo sicuramente qualche cosa: il direttore lo sa. Ho parlato con lui e ho avvisato anche il patron. Sanno tutti dove e come operare. In mezzo e dietro la squadra sta bene. Se mettiamo un esterno e una punta importante, potremo fare molto bene».


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