Gatti, a tutto skeleton: «“Ma tu sei matta”
mi ha detto papà»

Si è lanciata in una nuova avventura la ventenne lecchese già protagonista nell’atletica. «Per allenarmi devo andare ogni volta a Innsbruck».

Due vittorie (una a Santo Stefano e l’altra all’ultimo dell’anno), entrambe a Innsbruck nella Tirol cup, per Alessia Gatti. La lecchese però non si è imposta sulla pista di atletica a lei più consona, ma su quella dello skeleton. La ventenne portacolori dell’Atl. Lecco si sta dedicando da alcuni mesi a questa specialità invernale. Una passione nata, quasi per caso, lo scorso maggio, all’Arena di Milano.

«Gasatissima ed entusiasta»

«Ero impegnata in un meeting e sono stata avvicinata da alcuni responsabili del settore bob della federazione -spiega Alessia, specialista dei 100 piani e ad ostacoli -. Mi hanno proposto di partecipare a un progetto, e di fare alcuni test. Hanno notato la mia esplosività nei primi metri: una qualità che è l’ideale per la spinta nel bob».

Gatti non ha avuto dubbi e ha accettato di mettersi alla prova, anche perché fa parte del suo carattere. Così ha partecipato a un paio di raduni e poi ai campionati italiani di spinta. Ha vinto nel bob, precedendo tutte le azzurre e si è messa alla prova anche nello skeleton, dove ha chiuso al terzo posto, preceduta da due professioniste. La lecchese poi ha scelto proprio lo skeleton.

«È una disciplina individuale, dove tutto dipende solo da te, come nell’atletica -spiega -.E così ho iniziato a fare i raduni e anche le gare. Ho già debuttato in maglia azzurra, in Coppa Europa, anche se, essendo agli inizi, sono arrivata ventesima». Una discesa con lo skeleton non è roba per tutti (si scende lungo una pista ghiacciata su una slitta dotata di pattini, stando sdraiati a pancia in giù con la testa in avanti e i piedi indietro). Anzi è vietata ai cuori deboli.

Eppure Gatti non ha avuto la minima esitazione. «Mi hanno dato in mano la slitta e mi hanno detto che dovevo arrivare al traguardo, senza fare nessun movimento. E così ho fatto e quando ho concluso ero gasatissima ed entusiasta. Non ho avuto nemmeno un attimo di paura». Il carattere non manca alla lecchese che parla con entusiasmo anche dei “ribaltamenti”. «Ne ho avuti un paio e mi sono anche divertita - confida -. Appena successo non vedevo l’ora di risalire in cima e scendere immediatamente per evitare l’errore».

«Entrambe per i prossimi due anni»

A fermarla nemmeno le inevitabili botte - ha una gamba quasi completamente piena di lividi, per i diversi “tocchi” con le pareti del circuito – e le paure dei genitori. «Mio padre Davide mi ha accompagnato una volta agli allenamenti e la prima cosa che mi ha detto è “ma tu sei matta!”. Mia mamma Cristina invece è entusiasta e mi sa che, prima o poi, scenderemo assieme sulla pista durante l’estate». Non mancano i sacrifici. «Per allenarmi devo andare a Innsbruck.Negli ultimi dieci giorni mi sono recata quattro volte e ogni volta è una levataccia per arrivare al mattino presto, quando il ghiaccio è più consistente. Ma non mi spaventa: mi piace e lo faccio volentieri».

E l’atletica? «Salterò le gare indoor ma in estate sarò in pista.Per i prossimi due anni farò entrambe le specialità e poi si vedrà. Intanto avrò fatto esperienza nello skeleton: è fondamentale per diventare sempre più veloci».

© RIPRODUZIONE RISERVATA