«Sono sopravvissuto  al peggiore incubo  Non contagiatevi»
Roberto Alippi in ospedale, sotto il casco che gli consentiva di respirare

«Sono sopravvissuto

al peggiore incubo

Non contagiatevi»

Abbadia Lariana. Roberto Alippi, 54 anni, è stato dimesso.Il suo è un monito a ciascuno di noi: «Pensavo che non avrei mai preso il virus,invece ho rischiato la vita»

Tre settimane e mezzo in ospedale e una decina di giorni con quel casco per respirare, poi finalmente il ritorno a casa e adesso l’attesa per l’esito del primo tampone che si spera positivo.

«Mi sto riprendendo piano piano - dice Roberto Alippi, classe 1966, casa a Crebbio frazione di Abbadia Lariana, elettricista di professione, presidente dell’associazione “Quii de Crebi” -. Alla mattina mi alzo faccio ginnastica, dalla finestra vedo i miei figli e mia moglie che abitano nella casa vicina. Siamo divisi dal cortile ma le distanze ormai si sono accorciate. A marzo ho preso la tosse e la febbre, pensavo fossero malanni di stagione ma non era così. All’inizio l’ho presa un po’ alla leggera. Mi dicevo “Cosa vuoi che sia? E’ poco più di un’influenza. Poi tanto io non la prendo, sono sanissimo”, ma non era così».

Dopo una settimana a letto con febbre la chiamata al 112 e l’arrivo dei soccorsi. «E’ arriva il Soccorso degli alpini di Mandello che mi ha fatto la prova della saturazione di ossigeno ed avevo l’83%, quando dovrebbe essere almeno 95%. Mi hanno portato all’ospedale Manzoni di Lecco, con grande cortesia mettendomi a mio agio. All’ospedale mi hanno diagnosticato una polmonite bilaterale - prosegue -. Era il 21 marzo e sono rimasto ricoverato fino al 14 aprile per tre settimane e mezzo. Per una decina di giorni, dal 23 marzo in poi, ho dovuto tenere il C-pap, un casco ermetico per respirare, che oltre ad essere fastidioso da indossare è anche rumoroso, quasi una centrifuga, e non ti lascia dormire, ti estranea e lì non capisci più nulla: speri solo che vengano a togliertelo».

Il 14 aprile riesce a tornare a casa, ma scatta la quarantena isolata lontano da tutti i familiari. «Mi sono trasferito nell’appartamento che mi ha messo a disposizione mia sorella, così da essere separato da tutti ma allo stesso tempo vicino alla mia famiglia divisi da un cortile», spiega Alippi. Alcuni amici al suo ritorno a Crebbio hanno appeso striscioni di benvenuto, altri sono già pronti ad organizzargli una grande festa. «Nei giorni scorsi ho fatto il primo tampone ed attendo i risultati sperando che sia negativo al coronavirus, poi dovrò farne un secondo nelle successive quarantotto ore per confermare il risultato e poter dire che sono guarito, anche se per tornare alla vita normale di prima ci vorrà ancora del tempo. Più volte mi sono chiesto come ho fatto a prendere il coronavirus ma non riesco a darmi una risposta – rimarca il presidente dell’associazione “Quii de Crebi” -. Invito tutti a non prendere sotto gamba le regole perché i rischi sono ancora presenti, e spero che l’allentamento delle restrizioni in vigore da domani non venga preso come “liberi tutti” andiamo in giro come se nulla fosse. Fino a che non si troverà il vaccino dovremo fare tutti tanta attenzione».  P. San.


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