Lecco. «Pochi arrivi stranieri  penalizzati i paesi del centro lago»
Nell’Alto lago si sente meno la crisi, perché è un turismo di giovani e legato agli sport d’acqua

Lecco. «Pochi arrivi stranieri

penalizzati i paesi del centro lago»

Turismo, Severino Beri, presidente di Federalberghi: «Ormai per molti è una stagione persa, si guarda al 2021, pesano le mancate presenze da Usa, Australia e Russia»

Non c’è bonus vacanze che tenga: per il turismo lecchese la stagione 2020 è quasi persa, tanto che gli operatori hanno già la mente rivolta alla primavera 2021, quando si spera che la Pasqua coincida con la ripartenza complessiva del settore.

Mancano, per il nostro lago, i consueti visitatori provenienti da più lontano: le nostre zone non sono quelle che esercitano un richiamo forte nei confronti dei tedeschi (che invece stanno già affollando altre località, come ad esempio quelle del lago di Garda). E i turisti che generalmente provengono da oltreoceano, ma non solo, sono proprio quelli che non si possono muovere. La conseguenza è che gli hotel lecchesi sono quasi vuoti o, addirittura, hanno scelto di non aprire per nulla, per riuscire almeno a contenere i costi.

«Non sta andando bene per nulla – è il commento di Severino Beri, presidente di Federalberghi -. Per il Lario, e in particolare per il nostro centro lago, mancano completamente i flussi dei Paesi extra Ue. Mi riferisco a Stati Uniti, Australia, Russia: di questi mercati ci è venuto a mancare oltre l’80% e di conseguenza siamo in grosse difficoltà. Abbiamo qualche svizzero, qualche tedesco, alcuni nordeuropei, pochissimi britannici per via dell’obbligo di quarantena. L’Altolago è in condizioni migliori, perché conta su un turismo diverso, fatto di giovani e sportivi, con un mercato che attinge di più da Germania e Olanda. Ma noi nella parte centrale ci basiamo su eventi e matrimoni, su gruppi importanti di americani che vengono per giardini e ville. Questo manca completamente».

Naturalmente, gli italiani non riescono a compensare. «I connazionali ci sono, come sempre. Anzi, numericamente possiamo parlare di un minimo aumento, che però non sostituisce l’estero che avevamo. Anche perché in questo periodo gli italiani vanno tutti al mare, o in montagna, non al lago. Da questo punto di vista si salva forse di più la Valsassina, con il mercato delle seconde case. L’alberghiero soffre molto di più». Le cause sono intuibili: in quest’epoca di uscita dalla pandemia, famiglie e turisti si rivolgono in modo più deciso a strutture – prevalentemente appartamenti – che garantiscano il distanziamento sociale. «Le strutture alberghiere sono tutte sanificate e pronte e hanno formato adeguatamente tutto il personale. Ma il timore generalizzato – ha aggiunto Beri – spinge le persone in quella direzione. Per cui siamo in crisi di domanda e tante strutture hanno scelto di restare chiuse».

Vale per Varenna, ma anche per tante strutture di Menaggio, Bellagio e nell’alto lago. «Chi avrebbe costi superiori ai ricavi ha scelto il male minore ed evitare di aprire in perdita».

Uno sguardo al futuro. «La speranza è rivolta alla prossima primavera e alla Pasqua 2021, auspicando che la situazione sanitaria migliori, ovvero con vaccino trovato e pandemia risolta o quasi. Questa stagione è ormai compromessa, anche con il bonus vacanze, che non ha spostato nulla».


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