Lecco. Crescono i timori
per le esportazioni

Il 60% delle aziende nutre dubbi riguardo le prossime ricadute legate al conflitto - Nove imprese su dieci si aspettano ulteriori problemi in merito al reperimento di commodities e fonti energetiche

Lecco. Crescono i timori per le esportazioni
Sono le aziende stesse ad aver espresso il loro timore sia sul fronte dell’export che in termini di approvvigionamento

I venti di guerra tengono alta la preoccupazione non solo per le sorti dei cittadini ucraini, ma anche per gli ulteriori impatti che il conflitto inevitabilmente avrà sul tessuto economico anche territoriale. Sono le aziende stesse ad aver espresso il loro timore sia sul fronte dell’export che in termini di approvvigionamento, affidando le loro opinioni all’Osservatorio congiunturale rapido di Confindustria Lecco e Sondrio. Il 60% si è detto infatti convinto che ci saranno problemi in termini di esportazioni, mentre oltre 9 imprese su 10 (91,9%) si aspettano ulteriori criticità legate al reperimento di commodities e fonti energetiche.

La fotografia complessiva è comunque improntata a una diffusa stabilità dei giudizi, anche sulla base del sostanziale bilanciamento tra quelli di diminuzione e quelli di crescita. In relazione alla domanda, nelle due province gli ordinativi sul mercato nazionale sono valutati stabili per tre aziende su cinque (60,3%), in espansione per il 22,2% e in diminuzione per il 17,5%. L’export è ritenuto invariato, rispetto alle richieste di febbraio, per il 55,4% del campione, in crescita per il 21,4% e in rallentamento per il restante 23,2%.

Analoga la situazione dell’attività produttiva: il 62,9% del campione parla di stabilità tra marzo e febbraio, a fronte di un 19,4% che comunica un aumento e del rimanente 17,7% che rileva una diminuzione. In contrazione di circa due punti il tasso di impiego medio degli impianti al 79,7%.

Venendo al fatturato, la situazione cambia sensibilmente, con una marcata prevalenza di giudizi di crescita (45,3% in relazione al mercato domestico, 41,1% per l’export) rispetto a quelli di stabilità (42,2% in Italia; 33,9% all’estero) e di diminuzione (12,5%, 25%).

Le aspettative formulate dalle imprese dei tre territori riguardo l’evoluzione del business nelle prossime settimane tracciano un quadro di prevalente stabilità, così come indicato direttamente da circa due realtà su tre (63,3%). Anche in questo caso le ipotesi di aumento e diminuzione assumono entità simili e di fatto si compensano.

Di interesse anche la parte relativa alle materie prime, in merito alle quali le aziende hanno confermato il permanere di problematiche. Difficoltà estremamente diffuse, se si considera che a marzo il 98,4% ha indicato di aver dovuto sostenere incrementi dei costi di approvvigionamento delle commodities rispetto al mese precedente.

Segnalato anche l’allungamento dei tempi necessari all’ottenimento delle materie prime e dei componenti (91,9% delle imprese), una minor disponibilità di materiale effettivamente consegnato dai fornitori rispetto a quello richiesto (74,2%) e, in casi più limitati, una diminuzione della qualità (19,4%).

Il caro energia sta invece incidendo molto sui margini di profitto, che sono stati erosi nell’84,4% dei casi, mentre il 28,1% ha dovuto introdurre una riorganizzazione del lavoro o dell’attività produttiva.

L’occupazione, però, resta stabile per oltre tre realtà su quattro (77,8%).

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