«In Camera di commercio
proficua l’unione con Como»

Lorenzo Riva presidente di Confindustria sottolinea i vantaggi venuti dalla fusione

«In Camera di commercio proficua l’unione con Como»
Lorenzo Riva, presidente Confindustria Lecco e Sondrio

La fusione della Camera di commercio di Lecco con quella di Como, fin da quando è stata realizzata ormai nel 2019, continua a far discutere. L’accorpamento è stato digerito a fatica da una parte della platea di utenti, che fin dal principio ha parlato di rischio di generale impoverimento per il territorio lecchese in termini di iniziative e risorse.

Una perdita di identità da parte dell’ente camerale che tanto ha fatto per il tessuto economico locale? Il vicepresidente Lorenzo Riva, guida degli industriali, non ci sta.

«È un continuo parlare di questo aspetto, ma siamo sicuri che si sia perso qualcosa in questo passaggio? Io non credo. Anzi, sono convinto che si sia guadagnato. Almeno non siamo focalizzati su uno solo grande intervento, ma su ampi spazi e numerosi progetti».

Il passaggio viene approfondito. «Venivamo da una Camera di commercio che era stata grandiosa nel portare avanti un grandissimo progetto come quello relativo al Politecnico di Milano e al Cnr, che siamo grati di avere sul nostro territorio a rappresentare un punto di riferimento prezioso e irrinunciabile per il nostro tessuto produttivo, con le aziende che possono giovarsene per migliorare processi e prodotti. È stata però un’azione molto monotematica. Oggi la Camera è aperta a 360 gradi ai bisogni del territorio, guardando non solo alle aziende».

Riva prosegue. «È chiaro che essendo due province si debba lavorare su due diversi territori, ma si stanno portando avanti importanti progetti tutti insieme. Si sono messe a disposizione enormi quantità di denaro, su entrambi i rami del Lario, per salvaguardare le aziende in un periodo di grande difficoltà come quello vissuto a causa della pandemia. Per farlo, si è attinto al patrimonio che le due Camere erano state capaci di realizzare negli anni. Penso che non sia giusto parlare di perdita di identità lecchese, anche perché la nostra provincia è ampiamente rappresentata in seno all’ente camerale di Como-Lecco».

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