Renzi vuole rubare  il giocattolo di Conte Renzi vuole rubare  il giocattolo a conte

Renzi vuole rubare

il giocattolo di Conte

Renzi vuole rubare

il giocattolo a conte

Avete presente quei bambini che vedono un altro baloccarsi e vogliono portargli via il gioco per divertirsi loro? E finché non l’hanno avuto continuano con i capricci e i dispetti?

Se sì avete capito tutto quello che sta accadendo al governo Conte bis. L’identikit del bambino capriccioso, non ci vuole molto, corrisponde a quella di Matteo Renzi che, purtroppo e per fortuna a seconda di come la si vede, è sempre il più svelto di tutti. Lo è stato la scorsa estate, quando ha colto subito e prima di tutti l’attimo della mossa suicida di Salvini per rovesciare la maggioranza e lo è adesso avendo capito che il punto di forza del secondo esecutivo guidato da Antonio Conte, non è più tale. Qual era l’atout dell’avvocato foggiano prestato con formula definitiva alla politica? Quello per cui l’unica alternativa al suo permanere a palazzo Chigi erano le elezioni, temute soprattutto dai Cinque Stelle più del Coronavirus perché avrebbero decimato la pattuglia parlamentare grillina. Ma in grado anche di provocare notti da incubo nel Pd e nello stesso partitino di Renzi che in Parlamento rischierebbe di non entrarci neppure. Rebus sic stantibus, Conte non l’avrebbero schiodato neppure i bulldozer. Poi però, quasi in concomitanza con la vittoriosa campagna emiliano romagnola del Pd è arrivato il referendum sul taglio dei parlamentari. Una persona di buon senso penserà ma che senso ha una simile consultazione? Chiedere agli italiani, specie in un’epoca dove l’anti casta è sempre trendy, se vogliono mantenere o ridurre quell’accozzaglia romana di mangiapane a ufo (così tanta parte del popolo si figura i propri rappresentanti) sarebbe come domandargli se preferiscono ridursi o aumentarsi lo stipendio. A chi giova allora il referendum in programma tra un mese e mezzo nell’indifferenza generale? A coloro che mirano ad allontanare le elezioni anticipate e far respirare coloro che le temono, è la risposta. Perché dopo che gli italiani avranno pronunciato il loro scontato “sì” alla demagogica cura dimagrante di Camera e Senato, toccherà ridisegnare i collegi per adeguarli al ridotto numero di eletti. C’è da star certi che ci si prenderà tutto il tempo necessario per arrivare alla sessione di bilancio e via via chissà, magari fino al Semestre bianco l’ultimo del mandato del capo dello Stato in cui le Camere non possono essere sciolte.

Da qui torniamo alla tattica del Matteo temporaneamente secondo nella gerarchia della politica italiana. Visto che l’ex premier ha fatto da levatrice al governo solo per tentare di riprendersi il giocattolo di palazzo Chigi, ecco che nel momento in cui Conte non diventa più indispensabile, lui tenta di piazzare l’affondo. La riforma della prescrizione, di cui gli italiani hanno capito poco o nulla, grazie anche a come i politici l’hanno comunicata, è solo un pretesto – il migliore va detto – per aprire il fuoco contro il premier. E dopo i primi colpi sparati a salve come il consiglio dei ministri disertato dai rappresentanti renziani e la controffensiva del premier, pronto a far campagna acquisti, con il sostegno del Pd, nel campo di Italia Viva, ecco che Matteo il toscano ha mostrato le carte con la dichiarazione per cui “in caso di caduta di Conte vi sarà un altro governo”. Come dire: cari amici dei Cinque Stelle, state tranquilli. Il vostro agognato strapuntino in Parlamento non è in discussione, ancor di più se agevolerete la mia ambizione a prendere il posto del premier. Per quell’obiettivo Renzi farebbe un patto con il diavolo, anche se quest’ultimo portasse il suo stesso nome di battesimo. Si dice che per una simile ed ennesima capriola politico-istituzionale al senatore di Scandicci mancherebbero i numeri. Ma attenzione, via Conte un nuovo abbraccio Lega-5Stelle, certo auspicato da Di Maio sarebbe tutt’altro che fantascienza o fantapolitica. Nei panni dell’attuale premier, che pure si sta dimostrando un osso più duro del previsto, c’è davvero poco da star sereni. Che poi la politica italiana sia ridotta ormai a un suk di infimo livello, con tante scuse ai suk di infimo livello, pare non importare proprio a nessuno.

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f.angelini@laprovincia.it
Francesco Angelini Capo redattore centrale
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