Prima gli italiani?  No prima i furbetti

Prima gli italiani?

No prima i furbetti

Chi scrive questo articolo fa outing, si proclama “fesso” e invita i lettori come lui a seguirne l’esempio. Chi sono queste persone? Coloro che coltivano la bizzarra abitudine di pagare multe, tasse, bolli per veicoli e cartelle esattoriali nei termini previsti dalla legge. Che siano “fessi” ora è stabilito per legge, nella manovra licenziata lunedì sera dal Consiglio dei ministri che, in nome di una malintesa pace fiscale, cancella i crediti dello Stato per le ammende a beneficio di coloro che ne hanno accumulati per un totale non superiore ai mille euro dall’anno di grazia 2000 al 2010. Un regalo del governo gialloverde per 10 milioni di presunti contribuenti. Per carità, si tratta in gran parte di quattrini che le pubbliche amministrazioni non avrebbero comunque mai incassato, debiti di persone indigenti o irrintracciabili. Si risparmieranno le spese per cercare di non portare a casa questi soldi. Ma resta il messaggio devastante che la Stato, ancora una volta, invia ai propri cittadini: se pagate peggio per voi, non facendolo vi potrebbe andare bene. E per legge, non va dimenticato , anzi sottolineato. Una legge che premia i furbi e beffa i fessi. Se questo è l’esempio che arriva dall’alto, dobbiamo stupirci se 25 anni dopo Tangentopoli il fenomeno della corruzione nella pubblica amministrazione è tutt’ora in auge? Ed è ancora peggio che questa pax fiscale da cimitero per i trasgressori fino a mille euro, arrivi con la complicità di quei tediosi e insopportabili moralisti del movimento 5Stelle, che per tutta la durata dei governi di centrosinistra sono stati, spesso anche non a torto, lì con il ditino alzate per segnalare malcostumi, favoritismi e deviazioni dalla retta via. Appena conquistate le poltrone che contano se ne sono dimenticati: un classico in verità. Perché i condoni che ognuno nega e tutti praticano, non sono certo un’esclusiva del governo gialloverde. Ah già, quello del cambiamento. Facciamo partire la risata. per favore.

Poi pochi ricordano che i fessi usi a pagar tacendo (nei termini) e magari tacendo morir (di fame) mettono mano al portafoglio per loro e per gli altri. Gli enti locali, lasciati all’asciutto dallo Stato che brandiva il vessillo del federalismo fiscale tanto caro all’altra Lega, devono rassegnarsi a fare cassa con le multe. Meno se ne pagano, più si vedono costretti a infierire sui malcapitati forniti di quel dannato senso civico sempre fuori moda.

Uno dice: per non dover pagare le multe sarebbe sufficiente non prenderle. Certo, però come la mettiamo con le altre incombenze: i bolli, tasse ecc… Queste non si possono evitare. E si sa che anche l’entità della pressione fiscale è legata a doppio filo all’evasione: meno soldi arrivano da chi non paga, più si alza l’asticella a carico di coloro che fanno il proprio dovere. Un gravissimo circolo vizioso che nessun governo hai mai neppure tentato di spezzare. Perché, si sa, è più comodo aprire ulteriormente il rubinetto che andare a cercare una nuova falda d’acqua.

Anche la Lega, quella almeno delle origini, era solita prendere le difese dei contribuenti onesti del Nord costretti a pagare per chi non lo faceva e oppressi dalle tasse. Chi ha qualche anno sulle spalle ricorderà campagne e manifesti vibranti di denuncia. Ma questa Lega è un’altra cosa, i voti deve prenderli anche al Sud. Allora zitti e mosca. Poi si arriva al paradosso del sindaco di Gallarate, Andrea Cassani, che ieri mattina durante il programma “Uno, nessuno e centoMilan” su Radio24 spiegava le sue azioni contro i sinti presenti nel Comune per ripristinare la legalità salvo poi difendere la rottamazione di multe ecc… perché vi sono molti cittadini che non sono in grado di pagare. Insomma la legalità vale solo per gli altri. Prima gli italiani, pardon prima i furbetti.

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