Non sempre il male

deve avere un motivo

I primi caldi danno alla testa. E così, quando accade un fatto, soprattutto quando accade un fattaccio, ci sentiamo tutti un po’ filosofi e allora parte la caccia al simbolo, alla metafora, al segno, alla profezia. E che tutto questo con l’evento in questione non c’entri tutto sommato un beato, è indifferente. Tanto c’è qualcuno a cui interessino ancora le notizie, putacaso?

Ci siamo fatti riconoscere anche dopo la strage di Milano. I commentatori e cervelloni di sinistra - dopo un evidente passaggio in fiaschetteria - sono partiti con un loro evergreen: la pièce occhiuta, dietrologica e

complottista. E questa è una vergogna e hanno creato un clima infame ed eccoli qui i frutti avvelenati del teorema contro i giudici (degli avvocati e dei cittadini comuni, invece, chissenefrega…) e li hanno lasciati soli e lo Stato dov’è e la campagna di odio ordita dal berlusconismo malavitoso, evasore, mazzettaro e puttaniere e l’ultima vendetta contro gli eroi di Manipulite (testé risantificati dall’inguardabile fiction di Sky) ed è tutta colpa dei tagli alla giustizia e alla sicurezza dei tribunali e l’ennesimo tributo di sangue e solo in Italia accadono certe cose… E via in quarta a catoneggiare, a trombonare, a sermoneggiare con il ditino alzato, a indignarsi tutti indignati di indignata indignazione - altro che ridurre le ferie, un monumento bisogna fargli a questi padri della patria - con il codazzo di vigliacchismo sul quale la nostra repubblica dei datteri ha costruito vent’anni di abdicazione totale della politica dal proprio ruolo. E questo i giudici migliori, i veri eroi della giustizia, non gli arruffapopolo da talk show, lo sanno perfettamente.

Non potevano essere da meno gli editorialisti e gli scienziati di destra, che - dopo un prolungato passaggio in osteria - sono invece partiti con un altro canovaccio da applausi. Ma dove siamo finiti, signora mia, ora uno può entrare in tribunale con una pistola e questo governo fa buchi non solo nel bilancio ma anche nella sicurezza e adesso i terroristi islamici faranno saltare per aria il Giubileo e adesso gli antagonisti faranno saltare per aria Expo e adesso gli immigrati clandestini faranno saltare per aria Lampedusa ed è inaccettabile che un avvocato venga ammazzato in un’aula (dei giudici e dei cittadini comuni, invece, chissenefrega…) e qui il primo che si alza comanda, mica come ai tempi d’oro del Berlusca, quando la sicurezza era così impeccabile che uno squilibrato è riuscito a tirargli una statuina del Duomo in faccia e l’ordine pubblico è stato garantito in maniera esemplare come al G8 di Genova. Ed è tutta colpa del governo di sinistra, livida Medusa anguicrinita, che ha abdicato ai suoi doveri e ci lascia soli contro tutti, predatore e vessatore che affama le partite Iva e la gente che lavora mentre la casta delle toghe rosse, delle coop rosse e dei poteri forti rossi se la ride e se la spassa…

E come sempre accade, della notizia e della sua spaventosa essenza, viene fatta carne di porco, perché a tutti interessa solo prendere la parte che meglio gli aggrada e su quella costruire la solita caciara demagogica grazie alla quale killerare i propri nemici o sostenere le proprie linee di credito per qualche giorno. Poi, arrivata la domenica, si può buttare tutto dentro al secchio per darsi appuntamento alla prossima ammucchiata. In questo porcaio, uno dei pochi che ha tenuto la testa al fresco - ed era invece l’unico ad essere autorizzato a impazzire, perché queste sono le tragedie vere, non le nostre manfrine da pennivendoli da strapazzo - è stato il padre del giovane legale assassinato da Giardiello: “Mio figlio non è stato ucciso da un disperato, da una vittima della crisi. L’ha ammazzato un ladro, un truffatore. Un criminale che ha premeditato un agguato con metodi mafiosi”. Questa è la verità. Punto. Un individuo. Un mascalzone. Un truffatore seriale e congenito. Un farabutto che ha sempre vissuto di impicci, di raggiri e di delinquenza più o meno mascherata e che a un certo punto, vista la propria vita voltare verso la catastrofe, ha preso questa decisione: uccidere i suoi nemici. Il motivo? Mistero. Paranoia? Follia? Delirio di onnipotenza? Non lo sappiamo. Non sappiamo niente di cosa scatti nel cervello e nel cuore di tenebra delle persone. Niente. E non c’entra nulla il clima infame contro i magistrati o il clima infame contro i lavoratori autonomi e la crisi economica e la crisi dei valori e la crisi del sindacato, dei partiti, degli oratori, delle bocciofile. Questa è tutta fuffa nella quale inzuppiamo il nostro luogocomunismo da quattro soldi. Come se ci fosse una ragione razionale per tutto. Beh, spiace tanto, ma non c’è.

Ed è ancora più inutile andare alla ricerca spasmodica dell’errore, della falla, del capro espiatorio da dare in pasto a noi belvette affamate di risposte definitive che ci mettano a posto la coscienza. Non esiste la sicurezza totale, il rischio zero. Gli attentati terroristici si possono prevenire solo e soltanto grazie all’intelligence, non certo con gli eserciti nel deserto e i carabinieri a pattugliare tutti gli edifici del mondo. Gli atti violenti dei singoli sono di fatto imprevedibili, così come dimostra questo caso e quello dell’aereo con il pilota suicida. Si possono mettere tutte le sentinelle e i metal detector e i controlli che volete, ma come si fa a impedire che uno scenda per strada e uccida a pugni il primo che incontra o prenda a colpi di piccone tre passanti, che un’infermiera sopprima con un’iniezione pazienti inermi, che un padre si uccida con i figli, che uno squilibrato entri in una chiesa, in un ospedale, in una stazione, in uno stadio, in un giornale, a Equitalia o dove volete voi con una pistola, un martello, un punteruolo?

Gli uomini sanno sempre come fare del male ai propri simili: è così da tremila anni e così andrà avanti nei prossimi centomila. Sarà il caso che i professionisti del “a chi giova?” ne prendano nota. È una questione di decenza.

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