«Ero una su 100mila  Ho donato il midollo  per salvare una bimba»
Francesca Pirovano, 23 anni, di Casatenovo

«Ero una su 100mila

Ho donato il midollo

per salvare una bimba»

Casatenovo Francesca si era iscritta all’Admo in Università. «Quando mi hanno chiamata ho avuto un po’ paura. Ma poi capisci che puoi cambiare la vita di una persona»

Salvare la vita di una bambina di tre anni grazie alla scelta di iscriversi al registro donatori di midollo osseo. Era il mese di novembre del 2017 quando Francesca Pirovano, studentessa di economia e marketing in Bicocca, ha deciso di avvicinarsi allo stand dell’Admo presente in Università. Un anno e mezzo più tardi è risultata compatibile al 100% con una bambina affetta da leucemia ed ha accettato di donarle il midollo osseo che le ha permesso di curarsi.

Quel giorno

«Ricordo – racconta Francesca, 23 anni di Casatenovo – che erano settimane di esami universitari e quel giorno ero un pochino triste. Mi sono avvicinata allo stand di Admo per curiosità, non sapevo ancora nulla della donazione. Ricevute le spiegazioni ho deciso di iscrivermi: qualche modulo da compilare e un piccolo prelievo di sangue qualche giorno più tardi. Poi non ci ho più pensato fino a quando il 20 maggio 2019 mi hanno chiamata».

Francesca viene contatta perché risulta avere un’alta compatibilità con un paziente che necessita del trapianto, le viene chiesto di fare un prelievo di sangue per ulteriore verifica: «Inizialmente sono stata presa di sorpresa. Non nego di aver avuto un momento di paura e mille domande che necessitavano di risposte. Ho richiesto un colloquio con la dottoressa che mi ha raccontato nei minimi particolari il percorso a cui sarei andata incontro. Ne ho parlato con i miei genitori e alla fine ho accettato».

La chiamata

Dagli esami risulta una compatibilità al 100% con una bambina di tre anni affetta da una leucemia allo stadio iniziale: «Con questo trapianto la bimba avrebbe avuto ottime possibilità. Se non l’avessi fatto io non ci sarebbe stato nessun altro al mio posto perché le probabilità di compatibilità sono 1 su 100mila. Naturalmente una bambina tocca di più il cuore, ma lo avrei fatto anche per una mia coetanea o una mamma o chiunque altro. Alcuni miei amici mi hanno detto che forse loro non se la sarebbero sentita, ma quando solo tu puoi salvare la vita a un’altra persona inizi a farti delle domande».

A luglio Francesca viene sottoposta agli esami necessari per verificare che possa sottoporsi alla donazione: «Per la mia gemellina genetica era preferibile il trapianto di midollo espiantato da cresta iliaca. Questo procedimento consiste in un intervento in sala operatoria con anestesia generale. Il 4 agosto vengo ricoverata al San Raffaele nel reparto oncologico dove conosco la realtà che molti pazienti vivono ogni giorno, per settimane, mesi e addirittura anni: non potevo aprire le finestre, chi entrava nella mia stanza doveva indossare mascherina e camice come in sala operatoria e io vedevo solo i loro occhi. Sono stati due giorni che mi sono sembrati due settimane, davvero carichi a livello emotivo». Il giorno seguente avviene il prelievo: «Al risveglio dall’anestesia ho avuto come la sensazione di avere un peso di 30 chili nella zona lombare che mi limitava in ogni movimento. Sono stata dimessa il giorno seguente e sono uscita camminando. Per tre giorni sono stata a letto, poi il recupero è stato velocissimo. Al nono giorno ero già in piscina a nuotare».

Francesca ha voluto portare la propria testimonianza per spingere altre persone a iscriversi al registro donatori: «Non è una passeggiata, è un percorso carico sia a livello emotivo e sia a livello fisico. Ammetto di essermi iscritta al registro donatori con leggerezza, rassicurata da quell’1 su 100mila. Però sapendo che proprio tu, solo tu, puoi cambiare o salvare la vita a una persona che soffre, cosa risponderesti? Cosa sono 10 giorni in cui ti senti fiacco con una vita salvata».


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