L’ehilà di Beppe  sul governo in provetta

L’ehilà di Beppe

sul governo in provetta

Ricordate il fumetto di Lupo Alberto, quello con la talpa Enrico, che saltava su all’improvviso appellando il protagonista con uno squillante “Ehilà Beppe?”. Stavolta, al termine dell’ultima giornata di consultazioni e, forse in maniera un po’ carognesca, sul finale della Maratona Mentana, l’”Ehilà” l’ha pronunciato Beppe, Grillo che con poche parole si è preso la scena del Movimento Cinque Stelle in una delle fasi più complicate e delicate della sua storia, quella del governo a braccetto degli storici nemici del Pd. Un’”Ehilà” che suona come un “altolà”: basta con i poltronifici, si faccia una squadra di alto profilo senza alcun politico sulle poltrone ministeriali, salvo poi precisare solo nei dicasteri “tecnici”, ma soltanto nei ruoli di sottosegretari. Dopo giorni in cui la cosa più importante del governo era trovare uno strapuntino per Giggino senza che perdesse del tutto la faccia, il blitz del fondatore pentastellato rischia davvero di riportare tutto chissà dove, anche nella direzione di puntellare l’agognata vice premiership del capo politico negata con risolutezza dal Pd. Altro che “Brigitte Bardot, Bardot, Brigitte Rousseau Rousseau” che doveva essere la sigla di chiusura della crisi con l’eventuale via libera della piattaforma al nuovo matrimonio contratto dai sodali della Casaleggio e associati.

Che le cose non andassero poi così come previsto si era già capito a causa del tempo passato dall’uscita della delegazione dei Cinque Stelle dal colloquio con Mattarella e quella dell’annuncio della convocazione di Conte per questa mattina.

Eppure l’accordo politico era stato ribadito, anche se con linguaggi non proprio così assonanti dai leader dei due principali partiti della maggioranza giallorossa.

Ma il governo si farà anche se è fecondato in provetta. Di Maio e Zingaretti, formalmente genitori nella sostanza sono solo le levatrici di un qualcosa nato da Beppe Grillo, Matteo Renzi e con tanti parenti, a partire dallo “zio d’America” Donald Trump, piuttosto altolocati. C’è chi si è appassionato a questa crisi e ormai è diventato un “Maratonamentanadipendente”, ci sono quelli, fedeli e senza intoppi, che attendono le urne come i giapponesi che hanno continuato per anni a combattere nella jungla i Tartari buzzatiani anche se la guerra era finita da un pezzo. Poi coloro che invocano chiarezza, come se la politica fosse una faccenda limpida e trasparente, anime belle. Ma davvero pensate che un arsenale quale quello sta dietro a questo governo possa arretrare di fronte al problema di evitare a Giggino di tornare a vendere gelati allo stadio San Paolo di Napoli?

Ben altra è la posta in gioco: il futuro periglioso dell’Europa, la stabilità economica, lo spread, il successore di Mattarella al Quirinale che ormai è diventata un’arma impropria di ricatto. Allora vediamo di capire cosa accadrà con il governo giallorosso e soprattutto se davvero sarà di legislatura, oppure ci porterà fino a una primavera quanto mai benedetta da coloro che non vedono l’ora di frugare nel cassetto in cui è stata riposta la tessera elettorale. Due sono le incognite sul bisConte che sta per vedere la luce: il ruolo di Renzi e il futuro del Cinque Stelle. Il primo continua a veleggiare sulle note di una canzone meteora di un Sanremo lontano (“Senza te o con te”) che immortala il rapporto tra l’ex premier e il suo (per quanto ancora?) partito. Perché ormai anche il bookmaker meno avveduto non raccoglie scommesse su un distacco del Matteo, tornato primo dopo essere stato retrocesso a secondo dal dirompente Salvini, dal Nazareno per fondare una sua nuova forza politica che vada a occupare il centro, ora sguarnito della scacchiera (Calenda intanto è andato avanti). E allora il governo a fondamenta renziane reggerà? O resterà appeso a un filo che lo spregiudicato ex sindaco di Firenze taglierà quando deciderà che per lui è conveniente tornare alle urne? Bella vita per il futuro esecutivo eh? Ma vogliamo parlare dei pentastellati, dove il re, o se volete il capo politico Giggino Di Maio è più nudo di una nidiata di lombrichi? Ma come quello che Beppe Grillo aveva designato alla guida del Movimento del “Vaffa”, l’antipoltronista per forza forse più che per amore, come stiamo scoprendo ora, l’uomo del tonno parlamentare inscatolato da sventrare si rivela così tenero da piegarsi con un grissino pur di mantenere la poltrona? Cose ’ e pazzi come direbbero dalle sue parti. E che fine farà la galassia a Cinque Stelle con questa “strana” alleanza con una forza politica che se, dal punto di vista programmatico è meno distante della Lega, non altrettanto si può dire per attitudini istituzionali e vicinanza alle politiche europee. Vero è che i grillini sono risultati determinanti con il loro voto a favore per l’elezione di Ursula Von De Leyen, esponente del vecchio establishment e questo, con ogni probabilità, è stato il detonatore con cui Salvini ha fatto saltare in aria il governo per rimanere poi sepolto sotto le macerie come Wile Coyote, ma la loro anima resta populista fino al midollo: riuscirà il menage con il Pd a istituzionalizzarla?.

Insomma il governo che nasce è gracile e avrà bisogno di abbondanti razioni di buona politica nell’interesse esclusivo del paese per crescere e irrobustirsi. Il dubbio è se vi sia ancora in giro qualcuno fornito di questa merce preziosa e che abbia voglia di metterla al disposizione del “pargoletto” giallorosso.

f.angelini@laprovincia.it

@angelini_f


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