Lecco. «Il flop del “reddito”  non ci sorprende»
Il sistema informatico non riesce a individuare posti di lavoro a favore di chi percepisce il reddito

Lecco. «Il flop del “reddito”

non ci sorprende»

Bocciato il sussidio di cittadinanza: «È assistenzialismo voluto solo per creare consenso. Sarebbe stato meglio liberalizzare le assunzioni»

«Il reddito di cittadinanza è una misura fatta in fretta per ottenere consenso politico. Ma l’arretratezza delle nostre infrastrutture informatiche la rende ancora più inefficace. Bisogna investire per generare lavoro, non portare avanti misure assistenziali. Si tratta dell’ennesimo fallimento per chi cerca un’occupazione, più che per le imprese».

Il mondo imprenditoriale lecchese ha accolto senza sorpresa la denuncia pubblicata ieri da La Provincia di Lecco circa il malfunzionamento del reddito di cittadinanza, che non potrà essere operativo al 100% fino a che non entreranno in funzione al meglio i sistemi informatici.

Walter Fontana, presidente del Fontana Group, l’aveva previsto. «Sotto il profilo informatico siamo ancora al pallottoliere - commenta - Bisognerebbe vivere in modo connesso, perché solo con la velocità si può vincere nell’economia globale di oggi. In questo senso, però, invece di sviluppare queste tecnologie e investire nella creazione di lavoro inventiamo leggi fatte in fretta e furia solo per ottenere consenso politico. Il potere dovrebbe andare a chi risolve i problemi in modo strutturale, non a chi cura una frattura con una garza».

Fontana entra nel merito del provvedimento gialloverde. «Il reddito di cittadinanza sicuramente aiuta le persone che si trovano in difficoltà economiche - concede - ma io sono convinto che la priorità dovrebbe andare invece a chi genera lavoro, perché è questo che genera reddito, non le misure assistenziali. Piuttosto, io avrei liberalizzato le assunzioni».

Anche Marco Giorgioni, presidente della Compagnia delle Opere, non è stupito. «In realtà non credo che le aziende si aspettassero qualcosa di particolare da questa misura - chiosa - Il canale dei centri per l’impiego non funziona: le imprese si attrezzano diversamente ed usano altri canali. Secondo me si tratta piuttosto dell’ennesimo fallimento nel campo delle iniziative rivolte a chi cerca lavoro. Si è creata una nuova illusione per queste persone, ma con la mancanza di un posto di lavoro non si può scherzare».

«Il problema denunciato - prosegue - riguarda il software, ma in realtà si tratta di un provvedimento talmente complesso che volerlo fare con questi tempi e modalità significa solo aver voluto far vedere la novità dell’Esecutivo gialloverde. Di fatto, si tratta di uno dei tanti errori di questo governo del cambiamento. Nell’affrontare problemi strutturali come povertà e lavoro abbiamo avuto una dimostrazione di superficialità, l’ennesima di questi quindici mesi. E ora ci troviamo in una situazione in cui si erogano sussidi a fronte di nulla».

Critica anche la posizione di Fernando Battazza, dell’omonima azienda di autotrasporto, che nella sua analisi parte dalla situazione del suo settore. «La recessione in atto anche nella nostra provincia non aiuta sicuramente nella collocazione di personale - rileva - anzi, fa sì che in alcuni settori nel campo del lavoro ordinario si debba ricorrere alla cassa integrazione. Nel frattempo però, nel campo degli autisti abilitati alla guida di autotreni dobbiamo registrare negli ultimi anni un calo notevole di personale».

A incidere, in questo contesto, il costo per il conseguimento dei titoli necessari (tra 6 e 8mila euro) e l’impegno che poi questa attività richiede. «Tutte problematiche che abbiamo portato al Ministero - precisa Battazza - chiedendo fra le altre cose la possibilità di destinare risorse per formare conducenti abilitati. Invece si è preferito distribuire denaro senza alcun fine».


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