Cottarelli: «Italia,  il rilancio parte dall’Europa»

Cottarelli: «Italia,

il rilancio parte dall’Europa»

Tantissimo pubblico ha seguito a Molteno la serata di approfondimento con l’economista: «L’euro ci è “costata” ma tornare alla lira è improponibile: i problemi sono l’evasione fiscale e la giustizia lenta»

L’appuntamento con l’economista Carlo Cottarelli, nella piazza antistante al Comune di Molteno, ha fatto il tutto esaurito.

C’era veramente tantissima gente all’incontro organizzato da Matteo Bonacina in collaborazione con il Comune di Molteno e con il patrocinio dei Comuni di Lecco, Casatenovo e Garbagnate Monastero. «La presenza di così tante persone – ha detto Matteo Bonacina – è la dimostrazione della voglia di approfondire la nostra realtà. C’è oggi un grande bisogno di formazione e noi con questa serata siamo andati in questa direzione, nella certezza che la competenza professionale e il dialogo siano centrali per la crescita comune».

Dal canto suo Carlo Cottarelli ha parlato della situazione economica del nostro Paese a partire dal suo libro “I sette peccati capitali dell’economia italiana” (Feltrinelli), che cerca di sintetizzare i motivi della nostra stagnazione economica negli ultimi vent’anni. «Questa mancata crescita – ha detto Cottarelli – è molto grave perché dal 1861 è la prima volta che questo accade, se si escludono gli anni delle guerre mondiali. Ho sentito il bisogno di capire il perché di tutto questo e da questa ricerca ho individuato quei sette “peccati capitali” che frenano la nostra economia». Tra questi “peccati” quello scatenante la crisi che prosegue da due decenni è per Cottarelli l’entrata in vigore dell’euro: «Premetto subito che non sono favorevole all’uscita dall’Europa ed al ritorno alla lira, ma certamente abbiamo avuto grossi problemi di adattamento con l’entrata in vigore della moneta europea. Da quel momento, infatti, non era più possibile svalutare la lira come avevamo fatto sino ad allora per mantenerci competitivi in Europa e nel mondo. Sono nate così le difficoltà che attanagliano la nostra economia e che fanno dire a qualcuno che sarebbe opportuno tornare alla lira».

Ipotesi, quest’ultima, che Cottarelli ritiene molto pericolosa e non priva di rischi: «La soluzione alternativa, per risollevarci rimanendo nell’euro, sta proprio nel rimediare a quei “peccati capitali” che ci tengono al palo. Pensiamo, per esempio, all’evasione fiscale dell’Iva. In Italia è superiore al 25% (dato 2015), mentre la media europea è dell’11/12%. Per il nostro Stato equivale ad una mancata entrata di 130/150 miliardi; un’enormità se si pensa che la spesa per la pubblica istruzione è di 65 miliardi. E’ un problema enorme per le finanze pubbliche, ma danneggia anche l’economia perché a primeggiare sono le imprese che evadono». Accanto all’evasione fiscale, Cottarelli ha parlato anche di corruzione, burocrazia e lentezza della giustizia: «La burocrazia in Italia è esagerata. Le piccole e medie imprese spendono ogni anno 31 miliardi per riempire moduli e accanto a questo ci sono i tempi infiniti per evadere le pratiche. Lo stesso vale per la lentezza della giustizia. In Italia un processo civile dura circa sette anni e otto mesi mentre in Germania solo due anni e tre mesi. In questo modo non c’è certezza del diritto ed anche per questo non si investe nel nostro Paese».

Cottarelli ha poi descritto l’ormai cronica differenza tra il Sud ed il resto d’Italia ed il crollo demografico: «La diminuzione delle nascite ha delle ricadute sia sui costi pubblici sia sulla produttività. I giovani sono la forza dell’economia ed il fatto che nascano sempre meno bambini è un bel guaio sociale ed economico». In conclusione, Cottarelli ha ribadito la necessità di ovviare a questi nostri “peccati” per essere più competitivi e ridare una svolta positiva alla nostra economia.


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