A Lecco aumentano

i posti part time

A Lecco  aumentano   i posti part time

Lavoro: oltre 1.500 in meno i contratti a termine, crescono quelli a tempo indeterminato ma a tempo parziale. Il Decreto Dignità ha obbligato alla stabilizzazione ma si lavora meno - La Provincia: «Tendenza in crescita»

Sono 1.546 in meno le persone al lavoro in provincia di Lecco nel primo semestre di quest’anno (17.378) rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (18.924), in un calo che riguarda i contratti a termine.

Crescono invece le assunzioni a tempo indeterminato ma il dato, secondo il settore lavoro della Provincia di Lecco e i sindacati, va letto in controluce perché «in realtà – dice Roberto Panzeri – responsabile del settore in Provincia – aumentano i contratti e le persone al lavoro, ma cala il totale delle ore lavorate. Tant’è – aggiunge – che anche nella nostra provincia aumentano i contratti a part time. C’è un effetto del Decreto Dignità che ha obbligato la trasformazione in contratti stabili nei casi in mancanza di causale nei contratti a tempo determinato, ma si lavora meno. Una tendenza destinata ad aumentare, anche per effetto delle ultime crisi industriali in atto sul territorio e all’attenzione del nostro tavolo istituzionale».

Per i dati precisi, aggiunge Panzeri, serve aspettare fine settembre, ma l’andamento è chiaro anche dall’ultimo aggiornamento del Quadrante Regionale, relativo al secondo trimestre 2019 messo a confronto con lo stesso periodo del 2018.

Da aprile a giugno di quest’anno aumenta del 2,7% l’apprendistato, con 385 avviamenti contro i 375 del secodno trimestre 2018. Calano del 13,7% il lavoro a progetto (113 avviamenti, da 131) e il lavoro in somministrazione (-32,5%), con 1613 avviamenti (da 2.389), con un dato che però, ci dice la Cisl, sta segnando un’inversione di tendenza «perché – spiega Enzo Mesagna, responsabile del mercato del lavoro per la Cisl di Lecco e Monza – a causa delle restrizioni del Decreto Dignità le imprese tendono a fare assumere i lavoratori alle agenzie per sentirsi liberi di utilizzarli quando vogliono. E’ il cosiddetto staff leasing, via d’uscita dai vincoli di legge».

Con 4.504 avviamenti, il tempo determinato perde l’1,6% sul secondo trimestre 2018 (4.504 contratti, da 4.577), mentre l’indeterminato cresce del 18,8% (2.083 avviamenti, da 1.754).

Per il segretario generale della Uil del Lario, Salvatore Monteduro, «nei contratti stabili sono aumentati i part-time. E non su richiesta dei lavoratori. Ciò significa minor reddito e minor capacità di spesa. Crescono i contratti siglati fra sindacati e associazioni non rappresentative, basati sul dumping salariale. Un nostro studio spiega che i contratti siglati fra sindacati e associazioni molto rappresentative hanno un salario orario minimo medio di 12,5 euro l’ora, gli altri sono sotto i 9 euro».

«Non ci sono scorciatoie – afferma il segretario generale della Cgil, Diego Riva -. Servono vere riforme, capaci di farci competere in un mondo sempre più globalizzato, senza nuove ricadute sulla compressione delle retribuzioni delle lavoratrici e dei lavoratori. Possediamo un altissimo debito pubblico e abbiamo difficoltà a far ripartire la nostra domanda interna. Al contrario di qualsiasi altro Paese che abbia buon senso, oggi si cerca di pagare i debiti con altri debiti».


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