La nostra civiltà

è diventata un gioco

Strane cose accadono. Ci sono quelli che, armati di cellulare, vanno a caccia di Pokemon in tutti i posti più famosi del mondo, ma anche nei punti cardine delle città di provincia. Piazze, musei, stadi, chiese (anche chiese? sì, pure lì…): ogni luogo è adatto per scovare i mostriciattoli virtuali e catturarli con un clic. Se esiste ancora un essere umano sul globo che non lo conosce, è bene che si aggiorni: il gioco giapponese inventato vent’anni fa è tornato in versione digitale nella cosiddetta “realtà aumentata”. Pikachu e i suoi compari non appaiono più solo su un video, ma proiettati nei luoghi fisici che ci circondano e noi possiamo partecipare attivamente a questa caccia al tesoro per puntargli addosso il nostro mirino mentre camminiamo per strada e catturarli dentro il cellulare. Tutto vero. E’ il gioco dell’anno. E forse del decennio, visto che la App è già stata scaricata da decine di milioni di bambini, ma soprattutto di ex ragazzi degli anni Novanta di ogni ordine e grado.

Poi, però, ci sono anche quelli - l’età è più o meno la stessa degli invasati dei Pokemon, attorno ai trenta - che si divertono con un altro gioco. Anche questo scaricatissimo. Ad esempio, saltano su un camion, dribblano con facilità irrisoria i blocchi di polizia e puntano il mirino sui loro Pikachu. Una sterzata di qui, una sterzata di là e lo strike è fatto. Una lunga fila di pupazzetti colpiti e affondati da condividere con i milioni di appassionati di questa App che dal settembre 2001 - ma anche qui la genesi risale agli anni Novanta, alla guerra dell’Iraq - macina record su record. Come la cliccano loro, la realtà aumentata, nessuno mai.

Scuole di pensiero, Scontri di civiltà. Parabole contrarie e opposte destinate però a incrociarsi. E non sembri un’iperbole o un gioco intellettualistico l’assimilazione di questi due fenomeni di costume, perché sono i numeri a dar loro un senso. Il 15 luglio è stato segnato da due momenti a loro modo storici: la conta delle vittime di Nizza e l’uscita in Italia della App “Pokemon Go”. Bene. Su twitter l’hastag #stragedinizza non ha mai raggiunto il primo posto nella classifica dei cosiddetti “trend topic”, le notizie più lette, perché è stato occupato saldamente per tutto il giorno da #pokemongoitaly. Anche questo tutto vero.

Ora, cercando di stare alla larga dalle facili ironie o dalle filippiche sui tempi che corrono, quando un gioco diventa così pervasivo della società mondiale, prima di giudicarlo bisogna cercare di capirlo. E allora è oggettivo che la rivoluzione digitale non solo ha cambiato il mercato, le comunicazioni, lo shopping eccetera eccetera, ma sta anche realizzando una trasformazione antropologica degli esseri umani, per i quali il telefonino non appare più come strumento, ma come vera e propria prolunga, estensione indivisibile di sé. Tutto passa da lì. Tutto viene filtrato lì. Tutto viene codificato, selezionato e calendarizzato lì. Una protesi, ecco. Una terza mano. Un terzo occhio. Un secondo cervello. Uno scrigno magico che ricrea la realtà. La trasforma e la plasma, al punto da portar fuori da sé, fuori dal videogioco, i pupazzetti e innestarli nel reale, nei luoghi fisici che frequentiamo e che così diventano altra cosa da quella che erano sempre stati.

Probabilmente è un percorso ineluttabile delle società mature post industriali e post ideologiche, che promette sviluppi clamorosi nei prossimi decenni, ma che al contempo, anche questo è un dato di realtà, svuota ed eviscera gli uomini delle pulsioni che ne hanno da sempre determinato l’agire: il territorio, la patria, la fede, l’ideologia, l’odio, il possesso, la vendetta. E che quindi li espone impotenti, inermi, inetti di fronte a quelli delle App degli aerei contro i grattacieli, delle autobomba, dei camion bowling, dei kamikaze nel metrò, delle mitragliate ai concerti o nei bar, che sono invece spinti da motori per noi ormai incomprensibili, pre umani, pre moderni e di fronte ai quali uno sente di essere totalmente indifeso. Perché noi abbiamo paura della morte. Loro no.

E quindi, se è così, non c’è gara. Non c’è partita. Né può esserci, perché non ci sono le condizioni minime per vincerla. L’Occidente sembra non avere più niente dentro di sé che serva da sprone per sopravvivere. Né fede, né cultura, né coraggio, né scopi condivisi: è un mondo molle, cellulitico, bolso, arrogante, scrofoloso e autoreferenziale che si perde tra giochetti politici ridicoli, grotteschi – date una letta alle dichiarazioni dei nostri statisti dopo le stragi e fatevi una crassa risata – e platealmente inadeguati per i tempi tempestosi che viviamo.

Ma non è così. Il consumismo, anzi, la morale consumistica, che rappresenta la peggio spazzatura prodotta dalla storia dell’Occidente e che niente ha a che vedere con i valori che hanno fatto la grandezza della nostra civiltà, può diventare, paradossalmente, un’arma formidabile a nostra disposizione. Guardate i danni che ha fatto alla Chiesa e come ha distrutto la società post comunista nell’est europeo. Il consumismo, con il suo benessere minimo distribuito a pioggia, la sua frullatura di cervello, il suo monopensiero massificante, il suo orizzonte privo di dei, ideali e passioni, svuota gli uomini dell’identità, li rende schiavi del politicamente corretto e dell’ipocrisia farisea, li inchioda a un profilo perbenista e parassitario, tutto ottusamente concentrato sulla filiera lavora-produci-mangia-consuma-evacua per poi riprendere a zampettare sulla ruota del criceto fino a ridurli a poltiglia vivente. A quel punto, ovattata e anestetizzata dalle banalità e dai luoghi comuni, ogni ira, ogni vendetta e ogni foia stragista e suicidaria diventa un rococò, un birignao, un gioco di ruolo. E anche l’Islam è pronto a finire dentro il sacco. Esattamente come l’Occidente. Il consumismo è subdolo, aggirante e avvolgente. Ti svuota e ti stritola senza che tu te ne accorga. E così c’è da augurarsi che capiti anche a loro. Dove non arriva la tolleranza, arriva il buono sconto.

È un’iperbole, certo. Forse anche un po’ infantile. Ma se mai li vedremo un giorno aggirarsi per le vie di Falluja, vestiti all’ultima moda, con un cellulare per cacciare i Pokemon e non per far saltare in aria dei cristiani, allora i giochi saranno fatti.

Perché anche loro saranno diventati dei falliti come noi.

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@DiegoMinonzio


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