Calolziocorte, le ceneri sul fiume «Non è una pratica cristiana»
Il lungo Adda nella zona del Lavello

Calolziocorte, le ceneri sul fiume
«Non è una pratica cristiana»

Sta facendo discutere la proposta di “Cambia Calolzio” - Don Matteo: «Il cimitero è il luogo della memoria e della preghiera»

Spargere le ceneri dei cari defunti nel fiume? «Da un punto di vista cristiano sarebbe da evitare».

Sta facendo parecchio discutere, in città, la proposta del gruppo civico Cambia Calolzio di attrezzare un luogo sul lungofiume per permettere ai cittadini di spargervi le ceneri dei congiunti. In base alla normativa vigente, infatti, è possibile non solo cremare i defunti, ma anche disperderne le ceneri nell’ambiente. Con la modifica della normativa relativa, intervenuta nel 2001, le ceneri possono essere dunque conservate in cimiteri e luoghi sacri, ma anche al domicilio e, appunto, essere disperse in luoghi aperti quali ad esempio il mare, la montagna, i boschi (che siano privi di natanti e manufatti, e sufficientemente lontano da insediamenti abitativi).

Se c’è chi ha accolto favorevolmente la proposta di Cambia Calolzio, c’è anche chi ha fatto un distinguo preciso. È il caso di don Matteo Bartoli, coadiutore della parrocchia di San Martino Vescovo, che riprendendo la posizione messa nero su bianco dalla Congregazione per la dottrina della fede con il documento “Ad Resurgendum cum Christo”, ha ricordato come la pratica cristiana dia indicazioni diverse.

«La secolare tradizione cristiana – ha spiegato il sacerdote, al quale abbiamo chiesto un’opinione in merito - ha sempre previsto per il defunto una certa cura e attenzione: la preghiera in casa, la processione verso la chiesa e verso il cimitero con la sepoltura».

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