Che belli quei sorrisi

nel Cortile dei gentili

Ci rimarranno i sorrisi e l’ironia di Albert Espinosa e dei suoi “braccialetti rossi”, un eterno ragazzo felice che quasi ringrazia l’osteosarcoma che gli ha rubato una gamba, un polmone e un pezzo di fegato. Ci rimarrà il lucido coraggio di Fiamma Satta, che convive da anni con la sclerosi multipla e si batte perché i disabili abbiano accesso al bello. Ci rimarrà quel suo quasi urlare che una rampa non rovina una chiesa o un palazzo, anzi rende quei luoghi ancora più belli perché più civili. Ci rimarrà l’eco della lectio del cardinale Gianfranco Ravasi, che del Cortile dei Gentili è l’ispiratore e il garante. Ma anche quel suo saluto affettuoso con Beppino Englaro, il papà di Eluana, una figura emblematica, comunque la si pensi. Perché il Cortile è il luogo del dialogo, ha un valore simbolico, era il posto dove nell’antico tempio di Gerusalemme i “gentili”, - i non ebrei - potevano interrogare i maestri della legge sul mistero e la trascendenza, la religione e il Dio a loro “sconosciuto”. E incontri come questo tra Ravasi ed Englaro accadono non a caso al Cortile. E non a caso qui a Lecco, perché questa è una città di ponti e non di muri, di dialogo e non di intolleranza.

Credenti e non credenti chiamati a parlarsi, a confrontarsi su un tema cruciale come quello del dolore, e del dolore innocente. Filosofi e medici, uomini di chiesa e uomini di scienza. Perché si parla di vite reali di bambini, di donne e di uomini. Si parla della sofferenza di uomini e donne che sono anche i nostri amici, i nostri familiari, i nostri vicini. Centinaia di persone in sala, a riflettere e a interrogarsi. A parlarsi.

“In un’ora di ascolto mi si è aperta una voragine di dubbi, di domande, di idee e di sensazioni che fanno a pugni tra di loro - scrive una mamma che ha seguito il Cortile -. Mi si è rimescolato il senso delle cose. Sì, insomma oggi mi sentirò un po’ più viva. Ecco l’effetto di quando si parla del dolore e di fine della vita”.

Bastano parole così per dire che il Cortile dei Gentili a Lecco ha vinto la sua scommessa.

C’è un anno di lavoro, dietro queste giornate. Del nostro gruppo editoriale, del nostro quotidiano, della Fondazione della Provincia di Lecco e del suo presidente Mario Romano Negri. E, attorno, l’affascinante struttura del Politecnico, là dove un tempo c’era il vecchio ospedale, che ha lasciato letteralmente a bocca aperta quelli che non ci avevano mai messo piedi. Visto dall’alto, in un venerdì di sole, questo pezzo di Lecco pareva un campus di Colonia o di Copenaghen. I ragazzi a studiare nelle aree verdi, le strutture in vetro razionali ma calde. Bisognerà pur rendere merito a Vico Valassi, se oggi questa piccola città del ferro ospita un posto così, una sede del Politecnico dove arrivano studenti da mezzo mondo.

Scienza e medicina vanno a braccetto, Lecco è ormai un territorio che ha trovato nel settore della cura e della riabilitazione una delle chiavi di lettura per il terzo millennio. Dalla vergella all’esoscheletro il passo non è breve, ma quello che accade alla Nostra Famiglia, a Villa Beretta o in tanti altri centri di eccellenza non sposta solo i limiti della cura, disegna un nuovo modello di economia e di welfare. Il Cortile dei gentili a Lecco è stato anche questo.


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