Molteno: Sandrigarden
prove di trattativa

Ci sono ancora molti nodi da sciogliere nella vertenza Sandrigarden, scoppiata con l'annuncio da parte della proprietà della definitiva chiusura dello stabilimento di Molteno e il licenziamento di tutti i 100 dipendenti.

MOLTENO - Ci sono ancora molti nodi da sciogliere sulla vicenda Sandrigarden, scoppiata con l'annuncio da parte della proprietà della definitiva chiusura dello stabilimento di Molteno e il licenziamento di tutti i 100 dipendenti. Per cercare di arrivare a un'intesa ieri mattina l'assessore al Lavoro dell'amministrazione provinciale, Antonio Conrater, ha riunito tutti intorno a un tavolo.

«La nota amara è che il titolare, Alberto Cattaneo, ha ribadito che, terminate le ultime commesse, l'azienda chiuderà definitivamente, perché così ha deciso il consiglio di amministrazione alla luce della compromessa situazione finanziaria ed economica - racconta l'assessore - Ma almeno sindacati, azienda e Confindustria stanno lavorando speditamente nel tentativo di concludere in fretta un accordo che consenta ai dipendenti di accedere a una procedura di cassa integrazione straordinaria di 24 mensilità».

E le parti sociali, azienda e sindacato, torneranno a discuterne lunedì 6 maggio in Confindustria, mentre nel frattempo si fanno serrate le trattative per la vendita dell'insediamento industriale di Molteno, che continua ad essere presidiato notte e giorno dai dipendenti.

«Le parti stanno cercando di raggiungere in tempi brevi un'intesa che prevede la consegna e ultimazione delle ultime commesse - racconta Conrater - ma anche una qualche compensazione per i dipendenti che perderanno il lavoro», e le strategie sono due, entrambe strettamente legare alla vendita dell'area industriale, che vale circa 20 milioni di euro.
Infatti attualmente ci sono tre trattative di vendita in corso e il liquidatore di Sandrigarden, che è sempre Alberto Cattaneo, presidente dell'azienda, sceglierà la soluzione che garantirà una rioccupazione di parte della forza lavoro o, in alternativa, economicamente più vantaggiosa per garantire ai dipendenti una compensazione economica al danno subito.

Si tratta tuttavia di percorsi che devono ancora essere affrontati e discussi dalle parti sociali: «E che per il momento restano ipotesi - spiega Pierangelo Arnoldi della Fim che sta gestendo la vicenda insieme a Rino Maisto della Fiom - vincolate alla disponibilità economica delle aziende acquirenti. Per il momento siamo riusciti a ottenere una promessa da parte del titolare di accordare ai dipendenti una parte del guadagno ottenuto dalla vendita dell'area, o una prospettiva di ricollocazione».

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