Martedì 05 Luglio 2011

Lecco, Torrioni e S. Martino:
le "fratture" sotto controllo

LECCO - Al campus di via Marco d'Oggiono è stato fatto il punto del Progetto Miaria (Monitoraggio idrogeologico adattivo a supporto del piano di rischio integrato alpino), nato dall'accordo del Politecnico con l'Università della Svizzera italiana, la Provincia e la Regione. Sotto controllo dal marzo 2009 i Torrioni di Rialba ad Abbadia, pericolanti sulla statale 36 e sulla ferrovia, e a breve anche la frana di Premana, mentre il San Martino è monitorato dal Politecnico al di fuori del Progetto.
E' il professor Cesare Alippi con il suo pool di tecnici ingegneri ad avere messo a punto dei sensori microsismici sensibilissimi in grado di registrare microfratture cristalline della roccia 24 ore su 24, secondo per secondo: i dati arrivano nei laboratori di via Ghislanzoni. Obiettivo ambizioso: arrivare a diagnosticare imminenti frane e crolli che al momento, come i terremoti, sono eventi assolutamente non prevedibili, e permettere così per tempo interventi di messa in sicurezza e dei luoghi e soprattutto delle persone.
Saranno i geologi a interpretare il ritmo del respiro della roccia, che se diventa affannoso, con microfratture ravvicinate o più importanti, può dare segnali di pericolo.
Sono tre aziende lecchesi a produrre i sensori studiati dal Politecnico: la Resen di Lecco, la Rompani di Abbadia e la Osca di Cortenova. I Ragni, esperti alpinisti, sono gli unici in grado di raggiungere le zone più impervie per montarli.

m.galli

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