Bonelli a Valmadrera:
«Perché non è Tex Killer»

L'editore ospite della mostra dedicata a lui e a Mister No: in un'intervista non risparmia aneddoti sui suoi personaggi dei fumetti

Bonelli a Valmadrera: «Perché non è Tex Killer»
VALMADRERA - «Intanto mi scuso se arrivo trafelato, ma ho passato gli ultimi tre giorni a spiegare ad amici, conoscenti, giornalisti, anche tramite il mio avvocato, che quel Sergio Bonelli affittuario in via Alfieri 17 a Milano, coinvolto nella vicenda degli affitti del Pio Albergo Trivulzio non sono io. Si tratta di un omonimo, uno che fa il medico e ha dieci anni meno di me... Magari è anche più bello, oltre che più giovane...». Così l'editore Sergio Bonelli, fra piccata ironia e stanchezza, esordisce davanti al centinaio di appassionati di fumetti attirati a Valmadrera dalla presenza dell'editore, creatore di strisce famosissime con Zagor, “Mister No”, prosecutore del paterno Tex ed editore di Dylan Dog di Tiziano Sclavi, Martin Mystère e tanti altri. L'occasione era quella del corso di disegno tenuto dal fumettista Claudio Villa (copertinista di Tex), nell'ambito della rassegna “Mister No e Mister Nolitta”, mostra che con disegni, bozzetti, scritti autentici e altre rappresentazioni, ripercorre trentacinque anni di viaggi e avventure dell'eroe “Mister No” ed in particolare del suo autore, Sergio Bonelli.
Bonelli ha cominciato a raccontarsi veramente: «La mia storia di editore è una storia semplice - ha spiegato il 79enne milanese – e nasce come ideale prosecuzione del lavoro di mio padre Gialuigi. Fu lui che ormai più di sessant'anni fa diede fiducia al nostro primo, grande disegnatore di Tex: Aurelio Galeppini, detto “Galep”. Lui era un fumettista di talento che, per un certo periodo dopo la guerra, abitò a casa nostra a Milano. Di giorno disegnava una striscia senza successo che si chiamava “Occhio cupo”, di notte vedevo la luce della sua stanza accesa perché disegnava le prime strisce di Tex. All'inizio questo personaggio non si doveva chiamare Willer di cognome, ma “Killer”... Fu mia madre che quando le dissero cosa voleva dire “Killer”, si oppose e lo fece chiamare “Willer”. Fu così che nacque quel fumetto che all'inizio stentò, ma dopo dagli anni 50' in poi, fu un grande successo...».
L'intervista completa è sull'edizione del 25 febbraio del quotidiano La Provincia di Lecco.

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