Lecco, protesta popolare

«Il canile non si tocca»

Piovono e-mail e messaggi negli uffici comunali e nelle redazioni dei giornali per scongiurare la chiusura della struttura di via Rosmini. Interviene anche l’onorevole Michela Vittoria Brambilla: «Nessuna seria politica di riqualificazione. Solo chiacchiere»

Lecco, protesta popolare «Il canile non si tocca»
Il 30 giugno chiude il canile, ma molti lecchesi non ci stanno

LECCO

Uffici comunali e redazioni dei giornali invase da messaggi contro la chiusura del canile di via Rosmini a Pescarenico.

Scatta la mobilitazione popolare. Il tamtam mediatico è partito ieri da Facebook, con l’invito a tutti i cittadini di inviare un’email al sindaco Virginio Brivio e all’assessore Armando Volonté, contro la decisione di chiudere la struttura.

Nel giro di poche ore sono arrivati centinaia di messaggi a dimostrazione di come il problema sia sentito. Centinaia di messaggi che vanno ad aggiungersi alle cinquemila firme raccolte nei mesi scorsi.

Nel frattempo il consigliere comunale dell’Idv Ezio Venturini ha chiesto di convocare d’urgenza un consiglio comunale sulla questione canile.

Ed è pure al vaglio l’organizzazione di una protesta a sorpresa.

Le associazioni animaliste, Lav, Enpa e Zampamica, non ci stanno e con loro la gente, le tante persone che già nei mesi scorsi hanno sottoscritto la petizione a favore del canile. Canile che necessita di alcun adeguamenti per cui ci sarebbero pure i soldi. Ma l’assessore Volonté è irremovibile: il 30 giugno si chiude. I cani? Andranno in altre strutture, forse a Merate. Interviene anche l’onorevole Michela Vittoria Brambilla: «Nessuna politica seria di riqualificazione da parte delle amministrazioni comunali che si sono susseguite: solo chiacchiere e nessun fatto. L’attuale sindaco Brivio ancora una volta ha scelto di non investire denaro per riqualificare il canile, più semplice chiuderlo. Senza pensare che ci sono cani molto anziani che da tanti anni vivono lì e hanno un rapporto di grande affetto con i volontari: soffriranno molto nell’essere trasferiti altrove. Per loro sarà quasi un secondo abbandono»

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