Lecco, la Lega ad alzo zero

Spara contro Brivio e il Pd

E’ l’ex Guardasigilli Roberto Castelli a prefigurare per il sindaco l’ipotesi di reato di concorso esterno in associazione mafiosa, se è vero quello sta emergendo. Lui, perdente nella corsa a sindaco ora dice:«A fare la differenza a quanto pare i voti della ’ndrangheta?». Durissimo De Capitani: «Si dimetta»

Lecco, la Lega ad alzo zero Spara contro Brivio e il Pd
1Virginio Brivio e Roberto Castelli ai tempi della campagna elettorale in cui si contendevano la poltrona di sindaco 2 Il municipio di Lecco per diciassette anni occupato dalla Lega, da quattro in mano al centrosinistra 3 Il segretario provinciale della Lega, Giulio De Capitani,4 il senatore della Lega Paolo Arrigoni

«Nel caso in cui le indiscrezioni che stanno emergendo in questi giorni venissero davvero confermate dalla magistratura, si potrebbe intravedere a carico di Brivio il reato di concorso esterno in associazione mafiosa».

La butta lì come un’informazione tecnica, da ex ministro della Giustizia, ma quella che Roberto Castelli lancia al primo cittadino è una vera e propria mattonata.

L’ex Guardasigilli è intervenuto ieri, in una conferenza stampa alla quale hanno preso parte esponenti politici ed amministratori del Carroccio, per commentare una vicenda che lo vede coinvolto in modo diretto, considerato che nel 2010 l’avversario di Brivio nella corsa al Comune di Lecco era proprio lui.

Le cronache parlano di una bruciante sconfitta al primo turno, che però, alla luce degli avvenimenti degli ultimi giorni, ha per l’ex senatore un sapore diverso: «in questo momento quella sconfitta diventa un punto d’onore, visto che a fare la differenza, stando alle notizie che si leggono, sono stati i voti della ‘ndrangheta».

E’ il passaggio successivo, però, che rappresenta una sferzata per il sindaco di Lecco. «Da ex ministro della Giustizia ho un’annotazione tecnica da fare: se quanto si legge è vero, per Brivio si configura il reato di concorso esterno in associazione mafiosa».

Durissimo anche il commissario provinciale del Carroccio, Giulio De Capitani, che chiama in causa direttamente il sindaco della città e i vertici del Pd. Nel mirino, in primo luogo Virginio Brivio, che «sapeva chi era Palermo e ha tenuto in consiglio comunale una persona dietro la quale c’era la mafia. Questo è assolutamente inaccettabile e non glielo perdonerò mai. Altro che ingenuità, si è tenuto tutto nascosto per evitare di dover rispondere della composizione della lista. Brivio dovrebbe dimettersi prima che qualcuno glielo chieda».

Il senatore Paolo Arrigoni, invece, si sofferma sull’interrogazione parlamentare, con la quale ha chiesto al ministero degli Interni di effettuare tutte le verifiche approfondite del caso. Un’azione che ha “infastidito” il sindaco, al quale l’ex collega calolziese replica secco: «Se Brivio è pulito che timore ha di queste verifiche?».

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