Gioco, ancora allarme

Nuove sale nel Lecchese

Più 20%, per Qui Lecco Libera è inquietante. Eppure Corrado Valsecchi di Appello per Lecco obietta:

«Non ci sono più soldi, slot in calo anche qui»

Gioco, ancora allarme Nuove sale nel Lecchese
Aprono nuove sale gioco: ma spesso non durano molto

Nonostante tutte le battaglie in atto da anni contro il gioco d’azzardo, la tendenza verso questo tipo di gioco è ancora in crescita.

La variazione del primo semestre 2014 rispetto allo stesso periodo del 2013 a Lecco ha fatto registrare un più 18,9 per cento. Lecco, certo, resta una delle cenerentole lombarde con appena il 2,9 per cento delle attività (44) sul totale delle imprese. E rappresenta lo 0,4 per cento sul totale delle imprese attive in questo settore in Italia. Ma in Lombardia è la quarta provincia, dopo Varese, Mantova e Lodi, ad aver fatto registrare l’aumento maggiore.

Certo, non si sta parlando solamente di sale slot ma anche di ricevitorie del Lotto, Superenalotto, Totocalcio e di corner per scommesse sportive. Il dato, comunque, rimane molto alto e significativo. Come vere e proprie “sale gioco” nel primo semestre del 2014 vengono registrate 16 attività anche se, nella seconda parte dell’anno ne sono state chiuse alcune, soprattutto nel capoluogo.

I dati presi in esame emergono da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano su dati del registro imprese 2012 e 2013, relativi alle sedi di impresa ed alle localizzazioni attive specializzate nel gioco (attività esclusiva o principale). «Ho appena letto di un 40 enne che vive in stazione perché si è giocato tutto alle slot – attacca Corrado Valsecchi, esponente di “Appello Per Lecco” – Ma il fenomeno per me, pur preoccupante, è destinato a diminuire. Ho notizie certe sul fatto che in tutta Lombardia, nel secondo semestre, le sale giochi stiano diminuendo perché comincia a esserci penuria di giocatori. Il problema di fondo è che quando non ci sono più soldi anche questi esercizi devono fare il conto con la dura crisi». Ma intanto a Lecco si “progredisce”. In senso negativo: «A Lecco, intanto – obietta Valsecchi - siamo tornati a otto sale gioco contro le undici che avevano aperto. Alcune sale aprono in certi periodi e in altri no. Anche le slot nei bar non aumentano come nel passato e qualcuno ha cominciato a farne a meno con l’accordo stipulato con la Sisal che prevede non ci siano penalità per chi vuole dismettere le slot nel suo locale. Il trend ormai è al ribasso…».

Ciò nonostante il gioco rimane la terza industria del paese dopo quella dell’energia e delle automobili. E “Non azzardarti”, il marchio di “Appello per Lecco” contro il gioco d’azzardo dato ai bar che non hanno slot (o che le hanno tolte) si è fermato ai 141 esercizi che hanno aderito. Duccio Facchini, esponente di “Qui Lecco Libera”, infatti, non è per niente contento: «Il Comune ha approvato un regolamento cerchiobottista rinunciando ad alcune nostre proposte e consentendo l’apertura di tutte le sale giochi. E il 20 per cento in più è un dato inquietante. Lungi da me demonizzare tutta la categoria, ma alcuni atti di Metastasi, poi non inseriti in ordinanza cautelare per cui non sappiamo quanto significativi, sottolineavano l’interesse della N’Drangheta nei confronti del settore. E la crescita è ancor più inquietante per questo».

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