Verifiche fiscali sui lavoratori frontalieri. Nel mirino i “falsi dipendenti”

Confine Primi verbali della Guardia di finanza di Olgiate Comasco. L’accusa: «Doppia evasione, in Italia e in Svizzera». Il commercialista Stefano Noro: «Si viola l’accordo tra i due Stati»

Verifiche fiscali sui lavoratori frontalieri. Nel mirino i “falsi dipendenti”
Sono 75mila i lavoratori frontalieri in Canton Ticino

In attesa che sia portato a compimento l’accordo tra Italia e Svizzera sulla tassazione dei frontalieri, la Guardia di finanza (il comando di Olgiate Comasco) ha di recente acceso i fari sulla posizione, diffusa, dei lavoratori dipendenti italiani che allo stesso tempo risultano essere socio unico o avere il controllo delle società presso cui operano (in genere si tratta di Sagl in cui l’amministratore è generalmente un fiduciario svizzero).

La tesi

Alla base di questi controlli c’è la convinzione che la corretta tassazione sia stata aggirata attraverso architetture societarie che farebbero apparire come subordinato - e dunque assoggettato al più conveniente regime fiscale dei dipendenti in Svizzera - chi in realtà è un amministratore di fatto con reddito da tassare in Italia. «La tesi – dice il commercialista Stefano Noro – è che siamo di fronte a rapporti di lavoro subordinato fittizi sulla base del principio che “nessuno può essere sottoposto a se stesso” e pertanto non è da ritenersi valida l’esenzione fiscale di questi soggetti in Italia».

Secondo l’attuale normativa - è utile ricordarlo - il lavoratore frontaliero è quel soggetto residente in un Comune italiano il cui territorio è compreso nella fascia dei 20 chilometri dal confine, che svolge il suo lavoro in Svizzera. In particolare, il frontaliere, pur mantenendo la residenza in Italia, presta la propria attività in qualità di dipendente/subordinato in via esclusiva e continuativa, per conto di un datore di lavoro estero.

Tutto ciò ha un beneficio. Come hanno ricordato le Entrate, con la risoluzione 38/E/2017, «i salari, gli stipendi e gli altri elementi facenti parte della rimunerazione che un lavoratore frontaliero riceve in corrispettivo di una attività dipendente sono imponibili soltanto nello Stato in cui tale attività è svolta». Un vantaggio fiscale non da poco quando si tratta di Svizzera.

Ora, i soggetti al centro delle verifiche risultano titolari di quote delle società per le quali sono subordinati. In sostanza si tratterebbe di lavoratori dipendenti, ma solo sulla carta. La situazione attuale, per questi ultimi, ha un doppio beneficio: i soggetti non subiscono alcuna tassazione in Italia, mentre in Svizzera assolvono a una minima tassazione sul lavoro dipendente; evitano di dichiarare compensi da amministratore, considerato l’imposizione più onerosa, pari al 30% circa di ritenuta a titolo d’imposta. Secondo la Guardia di finanza la presunta evasione è doppia: in Italia dove vige l’esenzione e in Svizzera dove pagano meno di quanto dovrebbero essendo inquadrati come lavoratori dipendenti. Di certo, nel caso in cui passasse questa linea, le ricadute interesserebbero migliaia di lavoratori.

«In Svizzera la posizione di dipendente/amministratore o di dipendente/socio è perfettamente regolare – fa notare Noro – inoltre si sta disconoscendo un rapporto di lavoro in uno Stato estero per richiamare in Italia capitali da tassare quando l’Italia sulla tassazione di quei redditi già incassa una quota dei ristorni. È evidente che ci troveremmo di fronte a una violazione degli accordi tra i due Stati sul trattamento dei frontalieri».

La soluzione

Qual è la soluzione prospettata? «Dai verbali visionati - continua Noro - emerge che la Gdf propone di tassare il salario del frontaliere sempre come reddito di lavoro dipendente, ma secondo le regole previste per i frontalieri residenti oltre la fascia dei 20 chilometri e quindi con una tassazione Irpef, al netto della franchigia di legge, scomputando le imposte trattenute in Svizzera. Appare però curioso che prima venga disconosciuto al frontaliere il rapporto di lavoro subordinato, ma poi la proposta di tassazione sia sempre come reddito di lavoro dipendente».

In questa fase, c’è grande incertezza sulla possibile via d’uscita. I verbali della Guardia di finanza sono stati trasmessi all’Agenzia delle entrate che potrebbe emettere i relativi avvisi di accertamento nei prossimi mesi.

«Se non esiste la subordinazione, non può esserci una classificazione di reddito di lavoro dipendente, né come frontaliere di fascia, né come frontaliere fuori fascia – conclude Noro – per il futuro non è dato sapere cosa fare, siamo in una fase di avvio delle verifiche, ci si sta in ogni caso interrogando sulle possibili contromisure in accordo con i fiduciari svizzeri».

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