«Tassa sulle auto, a Roma per dire no»

Federauto boccia le misure allo studio del Governo - Vanini, titolare di Autotorino, non lesina critiche. «Togliere ai poveri per dare ai ricchi non è una scelta che funziona, il Paese non ha bisogno di freni, ma di ripartire».

«Tassa sulle auto, a Roma per dire no»
Plinio Vanini, presidente di Autotorino

«Questo provvedimento non va bene». È chiara la posizione di Plinio Vanini, titolare di Autotorino, sull’emendamento che prevede l’introduzione di un sistema di ”bonus-malus” sulle immatricolazioni di auto nuove. Nei giorni scorsi la commissione Bilancio della Camera ha approvato un testo che prevede di applicare, da gennaio e fino al 31 dicembre 2021, sulle autovetture nuove con emissioni di CO2 superiori ai 110 g/km, un’imposta crescente all’immatricolazione che varia dai 150 ai 3.000 euro. Parallelamente, nello stesso triennio, si vuole introdurre un incentivo all’acquisto di veicoli che emettono da 0 a 90 CO2 g/km, variabile da 6.000 a 1.500 euro a seconda della fascia emissiva.

Questo, come rileva la Federazione italiana dei concessionari Federauto, significa soprattutto più tasse per le comuni utilitarie, ad esempio 3-400 euro per una Panda 1200. «Saremo al tavolo in rappresentanza dei concessionari italiani e porteremo le nostre proposte - spiega Vanini -. Riteniamo che non si possa fare un provvedimento per andare a favorire un mercato che vale complessivamente l’8%, sommando lo 0,4% dell’elettrico all’ibrido, per penalizzare tutto il resto. Togliere ai poveri per dare ai ricchi non è una scelta che funziona».

Fra coloro che hanno espresso contrarietà al testo di Montecitorio c’è il vicepremier Matteo Salvini, con il quale Vanini ha un rapporto di amicizia. Ma qui non si parla di rapporti personali, bensì di una questione rilevante per il Paese. «Una parte del mondo politico che ha capito che così non va - aggiunge l’imprenditore valtellinese -. Anche all’altra proveremo a fare capire le nostre ragioni. È la prima volta che a un tavolo del governo si siede una rappresentanza del mondo de governo. Matteo è una persona intelligente e pragmatica, ci siamo confrontati su quest’argomento e con estrema serenità ho provato a condividere il fatto che c’era un percorso sbagliato». La proposta, secondo i concessionari, così come presentata invece di costituire una soluzione peggiorerà il problema sia dell’inquinamento, sia delle entrate dello Stato, sia dell’impatto sul mercato.

«Io non ho un approccio politico, la mia è semplicemente una posizione imprenditoriale e di buon senso. Il nostro non è un Paese che ha bisogno di essere costantemente frenato, ma di ripartire, con i cittadini che non devono essere penalizzati quando decidono di consumare». Gli addetti ai lavori hanno osservato che il settore auto rappresenta circa l’8% del Pil e una riduzione importante di questo comparto determinerebbe conseguenze pesanti per l’economia italiana. «Se noi andiamo a penalizzare l’80% del mercato il calo è a doppia cifra», chiarisce Vanini. Meglio, sia per l’economia, sia per l’ambiente, una vettura di ultima generazione a benzina o a gasolio di una dei decenni passati. «Sarà comunque meglio provare a creare situazioni attraverso le quali i cittadini possano rottamare auto vecchie e acquistare macchine nuove. Perché anche se non sono elettriche o ibride, inquinano molto meno rispetto a quelle in circolazione. Il tema è questo». Sia per i privati sia per le aziende che, notoriamente, si spostano con mezzi diesel. «Non si può pensare di inquinare meno passando dalla sera alla mattina all’utopia dell’elettrico, perché oggi è ancora un’utopia - aggiunge Vanini -. Serve un aggiornamento sulle infrastrutture che mettano in condizione di alimentare questi veicoli». C’è ancora molta strada da fare, insomma. «La nostra posizione è dare contributo fattivo e costruttivo affinché si possano fare dei “passi per”. Ma non devono andare assolutamente a favore di qualcuno e discapito di qualcun altro. Per assurdo tutte le incentivazioni sull’elettrico andrebbero a favore di quelle fasce di clientela più abbienti, visto che i mezzi di questo tipo sono ancora molto costosi».

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