Miele, forti perdite ma c’è la ripresa
La produzione di miele appare in ripresa dopo un maggio devastante per le temperature

Miele, forti perdite ma c’è la ripresa

Maggio terribile con sbalzi di temperature e la morte di migliaia di api, però ora la tendenza è favorevole. Moretti: «Produzione di acacia inesistente, ora dagli alveari arrivano tiglio, castagno e rovo al 70% del potenziale».

I danni sono stati rilevanti e saranno significativi anche nei prossimi mesi. Però il settore del miele in provincia di Sondrio si è ripreso. Non del tutto, ma almeno parzialmente. Dopo il terribile mese di maggio, caratterizzato da sbalzi di temperatura che hanno determinato la morte di migliaia di api e l’azzeramento della produzione legata all’acacia, nelle ultime settimane si è registrato qualche segnale positivo secondo Cristian Moretti, responsabile della Cia di Sondrio e apicoltore.

«A eccezione di qualche chilo per l’autoconsumo, la produzione di acacia è stata inesistente - spiega -. Ma ci sono state anche altre conseguenze negative, perché le api hanno utilizzato il miele dopo maggio per le loro scorte e anche per allevare la nuova covata utile allo sviluppo della famiglia e al successivo raccolto».

Ora c’è un parziale recupero. «Gli alveari producono abbastanza bene miele di tiglio, castagno e rovo - precisa Moretti -. Siamo al 60, 70% della potenziale produzione. È una percentuale incoraggiante rispetto agli scenari dei mesi scorsi, comunque siamo molto al di sotto della media stagionale. Abbiamo sensazioni buone in alta montagna, dove la produzione è legata al rododendro: la neve si è sciolta e ci sono fioriture molto belle, che consentono di osservare questo trend positivo».

Apas Sondrio, insieme all’associazione lombarda che riunisce gli apicoltori, ha raccolto nelle scorse settimane segnalazioni da inoltrare alla Regione, confidando in un supporto che consenta di attutire i danni provocati da una primavera davvero terribile.

La media di produzione di miele d’acacia basata sui dati 2018 - annata in cui è stata nella norma - si attesta intorno ai 10, 11 chilogrammi ad alveare. Viene venduto al dettaglio a 14 euro al chilogrammo (sempre per l’acacia) e all’ingrosso a 10 euro.

Le aziende gestite da professionisti sono circa 60 e possono contare su circa 7000 alveari, quindi il 70% del totale. Queste sono ovviamente le più colpite dalla morìa e dalla mancata produzione. Calcolando che si sono persi circa 10 chilogrammi ad alveare, a livello economico la perdita, secondo le stime dell’associazione degli agricoltori, ammonta a circa un milione di euro.

«Ma non solo - aggiunge preoccupato Moretti -. Sul millefiori si stima un mancato introito di alcune centinaia di migliaia di euro». Sono tutte cifre molto rilevanti, insomma. Anche se il peggio è stato evitato, secondo la Cia è necessario un impegno chiaro a favore delle api, che significa anche attenzione alla tutela dell’ambiente e della biodiversità.

«Il comparto apistico è alla base di tutti gli altri settori, perché senza l’impollinazione tutto cambierebbe. Sul fronte dei fitofarmaci, ad esempio, servirebbe una sensibilizzazione diffusa, non soltanto per gli operatori del settore. Anche chi si occupa del giardino di casa può evitare l’utilizzo di sostanze nocive per le api e più in generale per l’ambiente». Il consumatore dovrà essere particolarmente attento anche nei negozi: la Cia sottolinea che il miele di acacia 2019 eventualmente presente sugli scaffali «di sicuro non è valtellinese». Potrebbe essere invece una scorta del 2018. Il consiglio di Cristian Moretti è chiaro: «Leggere bene l’etichetta».


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