Lecco. Camera commercio  Riaffiora la voglia di stare da soli
La sede della Camera di commercio di Lecco

Lecco. Camera commercio

Riaffiora la voglia di stare da soli

Le associazioni d’impresa commentano la decisione della Consulta: a Confcommercio non dispiace la prospettiva di mantenere l’autonomia

Dopo le prime dichiarazioni, ieri su La Provincia, del presidente della Camera di commercio, Daniele Riva, arrivano alcune prese di posizione da associazioni d’impresa e sindacati a proposito dello stop imposto in questi giorni dalla Consulta agli accorpamenti fra Camere di commercio.

Una decisione, ricordiamo, con cui, a seguito di ricorso delle regioni Lombardia, Liguria, Toscana e Puglia, è stata dichiarata l’illegittimità costituzionale della riforma camerale nel passaggio in cui si dice che il decreto del ministero dello Sviluppo economico debba essere adottato “sentita” la conferenza Stato-Regioni. Il decreto, ha stabilito la Consulta, doveva invece essere prodotto “d’intesa” con le regioni e non solo “sentito il parere”.

Ora la sentenza blocca il decreto e anche per Lecco si impone uno stop alla fusione con la Camera di commercio di Como, già avanzata e con appuntamenti operativi già fissati, i più prossimi sono il consiglio camerale e la giunta di lunedì prossimo.

Si aprono dunque più scenari: il Governo potrebbe convocare la conferenza Stato-Regioni, raggiungere (o meno) l’intesa e far ripartire gli accorpamenti. Oppure se ne riparla dopo le elezioni. O, ancora, si fa retromarcia e tutto resta come prima.

Diversi i pareri delle rappresentanze lecchesi. Daniele Riva ieri pomeriggio ha partecipato all’assemblea nazionale di Unioncamere che ha preso atto della decisioni e ha annunciato l’intenzione di aspettare le prossime mosse del ministro. Secondo il presidente di Confindustria Lecco e Sondrio, Lorenzo Riva, «la sentenza della Corte Costituzionale ci pone di fronte ad un tecnicismo, che dovrebbe essere superato dalla volontà espressa dalle due Camere di commercio di Lecco e di Como, di procedere alla fusione. La decisione di ieri non si presenta infatti come una “bocciatura” della riforma camerale, ma piuttosto come un congelamento di alcuni suoi effetti».

Luigi Sabadini, presidente di Api Lecco, si dice «sorpreso dalla notizia. A questo punto, la riforma delle Camere di commercio rischia di restare un’incompiuta come quella delle Province, con ripercussioni sia sui dipendenti degli enti sia sul tessuto territoriale delle imprese».

Da Confartigianato il segretario generale Vittorio Tonini considera «quantomeno complicato convocare rapidamente, fra feste natalizie e campagna elettorale, la conferenza Stato-Regioni. Il tema – aggiunge – era quello di andare a riorganizzare il sistema delle Camere di commercio, in una discussione aperta da oltre 20 anni, perciò potrebbe essere ora determinante l’espressione di una ferma volontà politica nel superare gli ostacoli tecnici». Per il segretario generale della Cgil, Wolfango Pirelli, «non ci sono i tempi tecnici per modificare e approvare il decreto, che se andrà avanti lo farà con un nuovo parlamento e nuove condizioni politiche. Tutto ciò per me significa che manteniamo l’autonomia della Camera di Lecco, e non posso che esserne contento». Anche per il direttore di Confcommercio Lecco, Alberto Riva, «nelle more di eventuali nuovi provvedimenti, e col decreto ora bloccato, la nostra posizione è quella di continuare ora come Camera di commercio di Lecco».

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