«L’arte resta un bene rifugio
Io pioniera della fotografia»

LECCO

«Gli investimenti per sostenere l’attività sono molti, ma quelli più forti servono per sostenere gli artisti. Dall’acquisto delle opere, che resta la voce più importante, alla loro promozione sul mercato con mostre sia in galleria che in spazi pubblici, pubblicazioni di cataloghi o partecipazioni alle fiere di settore».

Ad affermarlo è Sabina Melesi, titolare dell’omonima galleria d’arte lecchese diventata in tre decenni dalla fondazione un riferimento per una comunità di artisti, critici, collezionisti e appassionati che si incontrano anche ai suoi affollatissimi vernissage. Ad oggi l’attività totalizza 123 mostre e 53 pubblicazioni, frutto della passione di Melesi per la fotografia e l’arte contemporanea coltivata fin da ragazzina in famiglia.

«Ho aperto la galleria giovanissima grazie a mio padre che ha creduto in me e ha visto da subito la mia passione. Senza di lui credo che non ce l’avrei fatta. Lui, collezionista con la mamma da anni, mi ha permesso di cominciare con le spalle coperte da un buon magazzino di opere. Per i primi anni il suo aiuto è stato dunque fondamentale».

Ma dopo i primi quattro anni ha corso da sola, iniziando con scelte artistiche in autonomia, proponendo artisti «che oggi sono indiscussi maestri - sottolinea Melesi - e che i miei genitori no avevano in collezione. Ad esempio, Grazia Varisco, Pino Pinelli o Roman Opalka, con le sue fotografie che ho portato io per la prima volta non solo a Lecco ma in Italia».

Nella galleria che lei ha voluto a Lecco perché «ce n’era sicuramente più bisogno che a Milano» a metà anni Novanta Melesi inizia a organizzare con cadenza annuale rassegne di fotografi italiani: Mario Giacomelli, Franco Fontana, Gianni Barengo Gardin.

E ciò accadeva, spiega, «quando la fotografia in Italia era relegata ai circoli, alle biblioteche e ai fotoclub, mentre all’estero vi era già un mercato importante».

«Sono stata una pioniera - puntualizza l’interessata -. Dopo aver trattato per anni grandi maestri ho fatto un’inversione di rotta intorno al 2010, quando ho cominciato a proporre maggiormente artisti giovani o comunque più vicini alla mia generazione. Oggi gli artisti con cui lavoro sono in buona parte più giovani di me».

Risale al 1999 una personale di Julio Le Parc, artista argentino del Grav-Groupe de Recherche d’Art Visuel, con la vendita di una sua opera al prezzo di circa 8mila euro.

Lo scorso dicembre quell’opera è andata in asta da Dorotheum a Vienna realizzando 80mila al martello (102.400 euro con diritti d’asta inclusi).

Su Artprice, portale delle aggiudicazioni, è indicata la provenienza da Galleria Melesi ma «nessuno mi ha ringraziato per essere stato da me ben consigliato nella vendita di una buona opera. Ma sono felice per lui, ho ben fatto il mio lavoro».

I suoi clienti sono in prevalenza italiani ma anche europei e, più raramente, americani. E non manca chi, conoscendo già un artista, compra scegliendo da fotografie sul portale della galleria.

Il mercato risente delle incertezze generali dell’economia ma «l’arte rimane un bene rifugio e almeno i nomi sicuri, storicizzati, si vendono sempre e, comunque, quando c’è crisi non è il momento di vendere ma di comprare».

© RIPRODUZIONE RISERVATA