La bresaola è quasi un distretto

«Ci vuole un contratto integrativo»

L’idea di Tavasci della Cisl: «Pensiamo ad un accordo per tutti i salumifici che la producono»

La bresaola è quasi un distretto «Ci vuole un contratto integrativo»
La bresaola è uno dei più noti prodotti della Valtellina

Ci sono alcune situazioni da tenere d’occhio, ma nel complesso il settore alimentare si difende. Anzi, in molti casi cresce. E dalla Cisl arriva una chiara proposta: il contratto integrativo per il comparto della bresaola.

Daniele Tavasci ha illustrato quest’idea, che finora non ha trovato il consenso della controparte, nel congresso provinciale della Fai, la categoria che si occupa dei lavoratori dell’agricoltura e attività connesse, dell’industria alimentare, delle foreste e della pesca. «Osservando l’industria alimentare provinciale è evidente la grande rilevanza che rivestono i salumifici per la produzione di bresaola, quasi a connotarsi come un distretto. Sono cresciuti e si sono sviluppati attorno a un prodotto che fa parte della nostra tradizione e della nostra cultura».

Oggi però, secondo l’analisi dell’ex segretario generale della Cisl, il settore non è più diretto soltanto da imprenditori locali, ma governato da grosse aziende nazionali e anche da multinazionali. «Questo deve farci capire lo scenario, perché in pericolo oltre alla nostra tradizione c’è almeno la metà del settore industriale valtellinese e valchiavennasco. Occorre difendere il sapere che viene dalla tradizione di un prodotto e i posti di lavoro. In questo campo il nostro ruolo può giocarsi proficuamente promuovendo un contratto integrativo di settore, un accordo che valga per tutti i salumifici che producono bresaola. L’obiettivo è pure il miglioramento complessivo della qualità del prodotto e della sua remuneratività».

Al congresso si è parlato anche di agricoltura. Un comparto che, considerata la diffusione di piccolissime aziende, difficilmente trova spazio nei dibattiti dei sindacati confederali. Tavasci ha osservato che il dato delle imprese agricole in provincia di Sondrio ha manifestato un rilevante decremento negli ultimi cinque anni. Gli ultimi trimestri del 2016 però segnano una crescita di 24 aziende: anche questo è un segnale positivo secondo l’analisi della Fai. In proporzione la stessa situazione si evidenzia per quel che riguarda il numero degli addetti che nel settore agricolo a Sondrio è del 6,62% sul totale della forza lavoro. È quindi superiore al livello nazionale del 5,33% e della Lombardia del 1,84%, secondo i dati rilevati nel 2016 dalla Camera di commercio con riferimento all’anno precedente. Pertanto il numero degli addetti in agricoltura in provincia di Sondrio può essere stimato al 2015 in circa 5000 unità (6,62% su circa 78000 occupati). A queste vanno aggiunte ulteriori unità che si dedicano all’agricoltura, ma solo nel tempo libero.

Non sono emerse significative preoccupazioni per il comparto agroalimentare – quello delle latterie e di aziende come Vallespluga che secondo la Cisl dà lavoro a 2200 addetti in tutto il settore in provincia – e nell’alimentare. Fatta eccezione per le novità emerse nelle scorse settimane in casa Cloetta, la società attiva nell’area industriale di Gordona per la quale è in atto una fase di analisi delle strategie future, non si hanno notizia di criticità recenti. La fase congressuale della Cisl prosegue anche questa settimana e si concluderà a Morbegno il 13 e 14 marzo con il congresso confederale provinciale.

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