Icam, un modello di industria 4.0  Anche il cioccolato nell’era digitale
Il modernissimo stabilimento di Icam a Orsenigo

Icam, un modello di industria 4.0

Anche il cioccolato nell’era digitale

Il casoIl nuovo, modernissimo stabilimento di Orsenigo celebrato a livello nazionale. A Expo l’azienda porta avanti la sua fiducia nella sostenibilità e nel rapporto con il territorio

A Expo sta portando avanti una presenza nel segno della qualità e della sostenibilità, anche sociale. Una scia virtuosa, condivisa con molte piccole aziende, anche del Lario.

Ma intanto Icam ha conquistato la vetrina nazionale per un altro, fondamentale aspetto: quello della tecnologia all’avanguardia. Che la vede indicata come modello di industria 4.0, celebrato ieri dal Sole 24 Ore.

Un cioccolato digitale, insomma. Il nuovo stabilimento a Orsenigo è stato un investimento importante. E decisivo per la svolta: 50mila metri quadrati, la stessa quantità di tonnellate di fave di cacao nell’anno a regime e la capacità produttiva di 120 tonnellate al giorno. Con il fatturato che lo scorso anno ha sfondato il tetto dei 120 milioni e 300 dipendenti. Ma soprattutto con un’attenzione mirata a funzionalità e tracciabilità, due concetti chiave.

Lo ha dimostrato anche l’esperienza di Expo, con i numerosi showcooking: ci sono migliaia di ricette di cioccolato e questa varietà deve sempre essere sviluppata con estrema flessibilità all’interno della fabbrica.

Cambiare rapidamente e assicurare che con questo passaggio tutto è ugualmente perfetto e anche rintracciabile. Così industria 4.0 significa avere impianti estremamente moderni. Ma non solo. Perché l’azienda può offrire queste garanzie, perché è presente nei luoghi di coltivazione. Conosce ogni dettaglio della filiera e può trasmetterlo. La provenienza della materia prima, i genotipi dei singoli cacao, le peculiarità delle piantagioni (dalla posizione geografica al clima, piuttosto che alle caratteristiche del terreno), le tecniche di lavorazione: ogni particolare è conosciuto, salvaguardato e e i prodotti hanno una mappa precisissima del processo, di coltivazione come di lavorazione. Del resto, come spiegava i delineare per ogni prodotto una mappa documentata dell’intero processo di coltivazione e lavorazione. Fondamentale poi la sicurezza in ogni tappa.

Difatti - come spiegava il direttore industriale Antonello Ercole - i controlli sono continui. In modo non solo da eliminare la possibilità dell’ingresso di un corpo estraneo, ma anche di poterlo documentare in presenza di un’eventuale contestazione. Questo anche con macchinari che parlano sempre più digitale. Ma se l’automazione all’ennesima potenza viene celebrata sui media, a Expo resta cruciale per l’azienda della famiglia Agostoni raccontare l’aspetto che fa meno rumore. E che tuttavia, proprio grazie ai messaggi lanciati dall’Esposizione universale, conquista finalmente la vetrina.

Vale a dire la sostenibilità, con l’attenzione alle condizioni di vita dei coltivatori. Prima con il Perù, poi con l’Uganda, il presidente Angelo Agostoni ha partecipato a dibattiti che hanno colpito la platea, soprattutto nel recente incontro alla Cascina Triulza.


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