I 130 del Tubettificio

in assemblea continua

«Dateci i nostri soldi»

All’ennesimo ritardo dei pagamenti: «Gli accordi sugli stipendi di giugno sono stati disattesi». Dopo l’acconto il 3 luglio il saldo è arrivato solo per alcuni

I 130 del Tubettificio in assemblea continua «Dateci i nostri soldi»

Non si ferma la protesta dei 130 lavoratori del “Tubettificio Europeo” di corso Carlo Alberto, che ora, in assemblea permanente da ieri, tornano a chiedere all’azienda guidata da Manilio Giorgetti di sanare al più presto il ritardo nei pagamenti dei loro stipendi.

«Il caos totale della dirigenza»

Questa mattina il presidio promosso da Fiom, Fim e Uilm con le Rsu davanti all’azienda ha accompagnato l’incontro che si è svolto, dalle 14 e per tutto il pomeriggio, con la proprietà e con il responsabile dell’area sindacale di Confindustria Giorgio Airoldi. Incontro che, ci dice al termine Giovanni Gianola (Fim), «si è concluso con proposte avanzate da Giorgetti e che domani alle 13,30 porteremo in assemblea per il giudizio dei lavoratori».
Tutto, ci spiegano i sindacati, sta accadendo«nel caos totale della dirigenza, visto che – afferma Gianola – lo storico capo del personale Franco Porzio da due giorni non si vede, ufficialmente per ragioni di salute, ma rumors ci dicono che sembra essersi dimesso per il protrarsi delle tensioni interne. Ciò in aggiunta a una serie di defezioni che si sono verificate nei mesi scorsi».
«Siamo all’ennesimo ritardo nei pagamenti – hanno fatto sapere durante il presidio Giovanni Gianola e, per la Fiom, il segretario generale Diego Riva e Mauro Castelli -. Ora l’azienda ha ordini e lavoro ma limitatamente a quanto sia possibile fare senza pagare fornitori e dipendenti. Il lavoro arriva a intermittenza in una totale incertezza sul futuro produttivo dell’azienda, anche se il mercato ci sarebbe. Ora andremo a trattare visto che la proprietà ha disatteso gli accordi sul pagamento dello stipendio di giugno. Era stato concordato – aggiunge Gianola – che il 3 luglio sarebbe stato versato a tutti i lavoratori un acconto e il 10 luglio sarebbe arrivato il saldo. Invece, dopo l’acconto, il saldo è arrivato solo ad alcuni, in modo discrezionale in base all’idea che Giorgetti si è fatto sul livello di bisogno dei singoli. Ciò è inaccettabile e perciò ha provocato la ribellione dei lavoratori, che hanno smesso di lavorare e continueranno a farlo fino a soluzione della vicenda».Nessun commento dall’azienda, da noi interpellata.

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