«Giovani e lavoro. Servono misure contro il precariato»

Verso l’autunno La Cgil chiede l’abolizione del Jobs Act. Mentre la Cisl si sofferma sul sostegno alla natalità e ricorda le norme approvate sui congedi parentali

«Giovani e lavoro. Servono misure contro il precariato»
La Cgil sollecita interventi contro il precariato

È un agosto inedito quello che stiamo vivendo, alle prese con una campagna elettorale, fatta non solo di polemiche continue ma anche di promesse.

In questa situazione, la Cgil è voluta scendere in campo per indicare quali sono i punti sui quali ritiene necessario intervenire per contrastare diseguaglianze e crisi economica. In primo luogo, il sindacato considera decisiva la lotta al precariato, per rendere nuovamente il contratto a tempo indeterminato la forma contrattuale standard, partendo dall’abolizione del Jobs Act. In vista del voto del 25 settembre, la Cgil ripropone la storica rivendicazione sindacale relativa alla riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, obiettivo perseguibile «grazie al progressivo processo di innovazione tecnologica», mentre l’introduzione di un salario minimo legale è vista con altrettanto favore.

Il sindacato è invece contrario alla Flat tax, fedele al dettato costituzionale che fissa criteri di progressività in ambito tributario. La “tassa piatta”, rileva la Cgil, è «ingiusta, perché mette sullo stesso piano ricchi e poveri, e comporterebbe anche una drastica riduzione del gettito fiscale, che andrebbe compensato con tagli alla spesa pubblica».

Infine, un passaggio sulle pensioni, con la Riforma Fornero «socialmente non sostenibile», vista l’età avanzata necessaria per uscire dal mondo del lavoro. «Non ci convincono le risposte date dal governo Draghi con il Decreto Aiuti bis – ha dichiarato Diego Riva, segretario generale della Cgil Lecco -, che prevede finanziamenti insufficienti ad affrontare il problema di salari e pensioni bassi. Risorse aggiuntive potevano essere trovate tassando ulteriormente gli extraprofitti, come la Cgil aveva chiesto, ma l’esecutivo su questo non è intervenuto. Noi comunque non intendiamo fermarci: a settembre, prima delle elezioni, organizzeremo una grande assemblea di tutti i delegati nazionali per presentare le nostre proposte per il Paese».

Nel frattempo, proprio a metà agosto sono entrate in vigore le nuove regole fissate in tema di periodi di congedo parentale e tutele.

A fare il punto, in questo caso, è la Cisl Mbl, che ha rilevato tra le novità principali l’aumento da 6 a 9 mesi dei congedi parentali indennizzabili al 30% della retribuzione per i lavoratori dipendenti e gli iscritti alla gestione separata - di cui tre mesi per ognuno dei genitori (non trasferibile all’altro) e ulteriori 3 mesi in alternativa tra madre o padre utilizzabili fino al 12° anno di vita del bambino (e non più fino al sesto); il congedo di paternità di 10 giorni indennizzati al 100% della retribuzione da utilizzare dai 2 mesi precedenti ai 5 successivi al parto e che diventano 20 giorni in caso di parto plurimo; il diritto a 3 mesi di congedo parentale per ciascuno dei genitori, da fruire nell’anno di vita del minore, per lavoratori e lavoratrici autonome alle quale viene inoltre riconosciuta l’indennità giornaliera anche nei periodi antecedenti i due mesi prima del parto in caso di “gravi complicanze della gravidanza o di persistenti forme morbose che si presume possano essere aggravate dallo stato di gravidanza”, accertate dalla Ats.

«In un’Italia che invecchia a ritmi serrati, sostenere le famiglie per incentivare la natalità è una priorità non più rimandabile – ha dichiarato il segretario generale Mirco Scaccabarozzi, favorevole ai contenuti del provvedimento anche in funzione di alcuni dati. Entro il 2050, ha ricordato, «il 34% della popolazione italiana sarà over 65: in pratica un cittadino su tre sarà anziano».

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