Frontalieri, 4mila firme per il tunnel
Sono state, per la precisione, 3942 le firme raccolte e consegnate al governo dei Grigioni

Frontalieri, 4mila firme per il tunnel

Engadina, numerosi gli italiani che hanno aderito alla petizione per una galleria tra Plaun da Lej e Sils Föglias. Sono 14 i canaloni dai quali scendono valanghe in inverno e detriti in estate - Serviranno 7-8 anni di lavoro.

L’obiettivo della petizione a sostegno della costruzione del tunnel tra Plaun da Lej e Sils Föglias, dove ci sono ben 14 canaloni dai quali scendono valanghe in inverno e detriti in estate, è stato raggiunto. Sono ben 3942 le firme raccolte e consegnate al governo dei Grigioni e molte sono di lavoratori frontalieri residenti in Valchiavenna.

La realizzazione di questa galleria, che costerà oltre 200 milioni di franchi e potrà partire dopo circa 7/8 anni di progettazione, è stata annunciata in aprile a Maloja dall’onorevole Mario Cavigelli. Dopo poche settimane è partita la mobilitazione e anche nei bar frequentati dai lavoratori valchiavennaschi i moduli si sono riempiti in fretta. «Quasi 4000 firme in un periodo di bassa stagione sono un risultato positivo e in parte inaspettato - sottolinea da Castasegna il granconsigliere Maurizio Michael, che ha promosso l’iniziativa insieme ad alcuni colleghi dell’Engadina -. Sono state raccolte fra la popolazione della Bregaglia e dell’Engadina Alta, ma ci sono anche adesioni di ospiti, persone di passaggio e soprattutto frontalieri residenti in Valchiavenna». Non è un sostegno casuale. Sono centinaia, in inverno, i valchiavennaschi che in caso di abbondanti nevicate rischiano di non potere andare al lavoro in Engadina o di dovere passare dal Bernina per arrivare a Sankt Moritz o tornare a casa alla sera. Si tratta di un bel segnale, secondo i promotori, a supporto dell’opera presentata dal Cantone in primavera. «Bisogna fare in modo che quanto promesso venga mantenuto e portato avanti e questo è stato confermato, anche dopo la presentazione delle firme, dai rappresentanti del governo», prosegue Michael.

Bisogna comunque rendersi conto, secondo il deputato della Bregaglia al parlamento di Coira, che tutte le procedure legate a quest’area molto delicata dal punto di vista ambientale hanno bisogno di tempi lunghi per essere portate avanti. «L’altro obiettivo della petizione era quello di fare in modo di riunire le forze a livello locale. La popolazione, in primavera, ha manifestato una certa perdita di fiducia in quanto si dice che da molto tempo si parla di un progetto, ma finora non ci sono stati risultati».

Alcuni cittadini hanno chiesto, nelle serate pubbliche alle quali hanno partecipato anche dei valchiavennaschi, di valutare proposte alternative a quanto illustrato, per accelerare i tempi. «È fondamentale portare avanti progetti che siano veramente realizzabili e la proposta supportata dalla petizione, denominata Cz, tiene già conto dei tempi necessari e del parere positivo di tutti gli interlocutori, ad esempio le associazioni impegnate nella protezione del paesaggio».

Un’altra osservazione formulata da vari bregagliotti e frontalieri è stata dedicata alla lunghezza della galleria, che non coprirà tutto il tratto a rischio.

Recentemente si è svolta una riunione tecnica con i responsabili dell’ufficio tecnico, nella quale si è esaminato nel dettaglio il progetto scelto. «È vero che tra Plaun da Lej e il punto dove ci sarà l’imbocco del tunnel resterà una zona scoperta - precisa Michael -. Ma bisogna sottolineare che lungo questo tratto, secondo le analisi curate dai geologi, i rischi sono decisamente inferiori rispetto ai due chilometri che verranno percorsi nella galleria. Il pezzo di strada che rimarrà “scoperto” può essere monitorato - aggiunge -, non ci sono insediamenti sottostanti e possono essere attivati gli strumenti per il distacco controllato della neve. Resta comunque la possibilità di variare la lunghezza del tunnel sulla base di specifiche valutazioni». Le chiusure sono frequenti - come osservato nei mesi scorsi - in inverno e in primavera, ma non bisogna dimenticare che i pericoli potrebbero diventare rilevanti anche in estate.

«Sempre di più ci si rende conto che i cambiamenti climatici, sia in inverno sia in estate, determinano situazioni di improvvisa ed eccezionale pericolosità - conclude Michael -. Non vanno sottovalutati, quindi, i rischi che si manifestano nel corso della bella stagione, anche perché la neve può essere monitorata con maggiore facilità rispetto ai massi».


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