«Formazione e strade. Le priorità territoriali»

Plinio Agostoni è il neo presidente di Confindustria : «Le Olimpiadi sono un’occasione da non sprecare, ma bisogna fare presto per finire le opere entro il 2026. Va reso ancora più forte il rapporto con le scuole»

«Formazione e strade. Le priorità territoriali»

La sua esperienza alla guida di Confindustria Lecco e Sondrio è iniziata ufficialmente da una manciata di ore, anche se la scelta – in attesa della ratifica del voto assembleare – era già stata compiuta a metà aprile. Plinio Agostoni ha dunque avuto modo di metabolizzare il risultato già da un paio di mesi ormai, considerato il fatto che la Commissione designatrice ha comunicato l’esito delle consultazioni a metà aprile.

«In effetti, quello è stato il momento in cui mi sono effettivamente sentito presidente, ma è adesso che il lavoro inizia. L’esperienza di questi mesi è stata molto bella, mi ha permesso di conoscere e apprezzare molte persone e l’eccellenza di tante aziende, oltre che dei membri del Consiglio di presidenza che costituirà la “mia squadra”. Il viaggio che ho iniziato a gennaio mi ha permesso di stringere rapporti sinceri e questo mi conforta: qualunque tipo di responsabilità non pesa se viene vissuta all’interno di una relazione di amicizia e di compagnia vere. La sfida sarà comunque importante, impegnativa, seria e difficile: ci sarà da lavorare molto, dovremo mettere in campo tutti gli sforzi necessari a sostenere le aziende, in sinergia con la struttura e facendo leva sulla necessaria rete di relazioni con tutte le componenti territoriali e non».

Cosa sente di poter dare nella sua nuova veste al tessuto imprenditoriale delle nostre province e all’associazione?

Metterò a disposizione tutto quello che ho imparato nella mia storia personale e professionale, nella convinzione che l’intraprendere faccia parte in modo intrinseco della natura dell’uomo, chiamato nella sua esistenza a mettersi in gioco, progettare, costruire. Intendo portare questo tipo di testimonianza risvegliando in tutti gli imprenditori l’orgoglio per l’importante compito che svolgono.

Quale impronta vuole dare a Confindustria Lecco e Sondrio?

La mia sarà una presidenza legata ai valori e alle mission che mi sono dato, che porterà l’associazione a essere protagonista di un’evoluzione naturale e positiva, non certo di una rivoluzione. Quello che mi propongo è gestire Confindustria Lecco e Sondrio secondo quello che per me è il bene dell’associazione e delle aziende, sulla base di quello che ho imparato nella mia vita e che continuerò a imparare.

Quali sono i valori su cui intende impostare la sua azione di governo?

Alcuni dei valori su cui voglio porre l’accento sono quelli relativi a sostenibilità, impegno etico, efficientamento, il modo di fare relazione all’interno dell’azienda con i collaboratori e all’esterno con enti e sindacati. Il tutto tenendo sempre presente che l’impresa è un elemento che incide anche sul territorio di appartenenza e che quindi c’è una responsabilità sociale. Tutti elementi che fanno parte del mio bagaglio culturale. Nel mio mandato verrà dedicata attenzione specifica anche a tutta la questione della formazione e all’education, rafforzando ulteriormente il rapporto con le scuole.

La sostenibilità è un pilastro fondamentale anche nella sua azienda, la Icam.

Purtroppo è diventata anche una moda, la cui onda qualcuno cerca di cavalcare in modo truffaldino, ma è un elemento sul quale non si può scherzare, perché ogni azione quotidiana, non soltanto in relazione all’attività aziendale, deve essere condotta in quest’ottica. Ragionando in termini d’impresa, è necessario raggiungere un equilibrio tra tutti gli attori: con fornitori, collaboratori e clienti, con l’ambiente e la natura, serve il massimo rispetto. Occorre prestare la giusta attenzione alle istanze di tutti i soggetti coinvolti a vario titolo nell’attività dell’impresa, altrimenti si innescano forze contrapposte che minano la stabilità. La sostenibilità va intesa come una filosofia aziendale, non come una questione di adempimenti. Oggi molte imprese sono già entrate in quest’ottica, ma altre non ancora.

Tra i temi aperti a Lecco e Sondrio c’è senza dubbio quello relativo alle infrastrutture, tanto malmesse da rappresentare una penalizzazione per i rispettivi sistemi economici. Quali azioni intende mettere in atto per cercare di dare una risposta alle imprese su questo argomento?

È un tema complesso, sul quale Confindustria non ha modo di agire direttamente. Noi facciamo e faremo il possibile in termini di pressione positiva, suggerimenti e progetti, affiancando e stimolando la politica affinché risponda a questa esigenza importante di un territorio tanto ricco quanto soffocato da questa carenza che riguarda tanto le strade quanto la ferrovia. Le Olimpiadi rappresentano un’occasione che non dobbiamo perdere, ma se con le opere non si è già partiti almeno in termini di progettazione, non si riuscirà a terminarle entro il 2026.

A volte si nota un certo disappunto nei nostri industriali, quando parlano della forte spinta in atto per lanciare il turismo. Cosa ne pensa?

Personalmente non vedo una contraddizione tra turismo e manifatturiero. Quest’ultimo resterà centrale per la nostra economia, senza ombra di dubbio. Sono convinto però che il turismo sia una risorsa che debba essere sfruttata di più; del resto, abbiamo tutti gli elementi per farlo. Abbiamo caratteristiche importanti e poco sfruttate, il problema è innestare un circolo virtuoso. Giusto per me continuare a sviluppare il turismo leggere, facendo crescere conoscenza e consapevolezza riguardo il nostro territorio. Continuando ad attrarre turisti, potrà quindi venire il momento anche per investimenti in strutture più “impegnative”, come hotel 5 stelle che a Lecco non ci sono. Lo sviluppo turistico, poi, non potrà che portare benefici anche per la manifattura, in quanto i visitatori avranno più occasioni anche per conoscere le nostre aziende.

Un altro argomento delicato, per gli imprenditori del territorio, è quello relativo alla fusione con Bergamo, cui si è lavorato a lungo l’anno scorso ma che alla fine non è andata in porto. È un progetto che intende riprendere durante la sua presidenza?

Avere una dimensione maggiore aumenta il peso specifico dell’associazione, ma in questo caso credo che il nodo sia relativo a una questione di metodo più che di merito. L’operazione condotta per fonderci con Bergamo aveva il pregio di essere ambiziosa, ma il difetto di essere stata troppo frettolosa. Percorsi di questo tipo vanno costruiti dal basso, creando una conoscenza diffusa, puntando su sinergie, collaborazioni e occasioni per proporre servizi comuni alle imprese. Questo crea le condizioni per arrivare a un passaggio come quello sfumato a dicembre scorso. Pensare che Lecco e Sondrio da un lato e Bergamo dall’altro possano avere una rappresentanza paritetica è difficile, quindi per accettare questa fusione bisogna superare alla base il problema di “noi” e “voi”.

Bergamo, in questo senso, resta l’opzione migliore, per condurre un’operazione di questo tipo?

Anche con Como ci sono già diverse attività e servizi in comune. Riprenderò la tessitura di questi rapporti con determinazione e pazienza, facendoli evolvere per cercare di arrivare a completare questo passaggio con Como, con Bergamo o con entrambi. Non sarà comunque un progetto da realizzare a ogni costo, anche se spero che ci si possa riuscire entro i tre anni del mio mandato. Fermo restando il fatto che una fusione non può e non deve affievolire o perdere il contatto con le aziende dei territori.

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