Fase due, per i tatuatori  è ancora lockdown  «Sicuri ma dimenticati»
Alessia Perii, tatuatrice

Fase due, per i tatuatori

è ancora lockdown

«Sicuri ma dimenticati»

La denuncia di Alessia Peri, tatuatrice iscritta alla Cna: «I professionisti sono fermi e gli abusivi imperversano»

A metà strada tra l’opera d’arte e il trattamento estetico, il tatuaggio è un servizio ancora sotto lockdown. «É incredibile come un’intera categoria professionale sia stata dimenticata dal Governo, con gravi danni economici a fronte di un diffuso, pericoloso abusivismo» denuncia Alessia Peri, tatuatrice e docente alla AV Academy di Mariano Comense. Mentre i centri estetici hanno ripreso l’attività lunedì, i tatuatori restano nel limbo.

«Il nostro codice Ateco ci colloca in un settore in cui ci sono anche le agenzie matrimoniali e lo sgombero cantine» continua Peri, facendo notare anche che «siamo professionisti, con precise competenze, maturate in corsi igienico-sanitari presso i centri regionali accreditati».

L’assurdo - nota la dottoressa Peri, laurea in Scienze Visive e una lunga formazione nel settore dei tatoo, con iscrizione alla Cna - è che gli studi di tatuaggi sono da sempre in prima linea nella tutela della sicurezza del cliente e degli operatori. Mascherine, visiere di plexiglass, guanti sono strumenti di routine per esercitare la professione.

«Nei corsi di formazione la prima cosa che viene fatta notare è proprio il rischio di “contaminazione crociata”, che può avvenire toccando con i guanti sporchi altri oggetti non adeguatamente protetti» ricorda la dottoressa Peri. Nelle ultime settimane i social network sono diventati il canale di elezione dell’abusivato, spesso preso alla leggera dagli stessi clienti. «Una mia cliente me lo ha scritto in modo esplicito di aver fatto ricorso a questo sistema - continua la tatuatrice - Oltre ai rischi sanitari di un lavoro fatto al di fuori delle norme igieniche e con coloranti di dubbia qualità, c’è la possibilità di propagare il contagio del coronavirus. L’abusivo si reca, infatti, personalmente nelle case dei suoi clienti, diventando potenziale vettore del virus».

Spesso singoli professionisti, i tatuatori non possono avvalersi di forme di finanziamento come la cassa integrazione in deroga. «A molti di noi sono arrivati soltanto ad aprile i 600 euro di marzo - continua Alessia Peri - Gli affitti vanno pagati, come anche i fornitori...». A dare il colpo di grazia a una categoria priva di una base associativa, interviene il fatto che «i mesi da marzo a maggio» sono quelli di maggior lavoro. In estate i tatuaggi non sono generalmente consigliati perché l’esposizione al sole o all’acqua del mare o della piscina può favorire l’insorgere di infezioni della pelle. Si naviga poi nell’incertezza, anche per quanto riguarda i protocolli per il riavvio («facciamo riferimento a quelli dei centri estetici»), in un clima generale di preoccupazione per il futuro.


© RIPRODUZIONE RISERVATA