«Energia, le scelte green ci penalizzano»

La situazione Beri: «L’Italia ha subito i problemi innescati dalla transizione ecologica. Ora è arrivato il conto». «Condividiamo la linea verde. Ma se il cambiamento è solo sulle spalle delle imprese, con l’estero non ci sarà gara»

«Energia, le scelte green ci penalizzano»
Francesco Brunelli, Giordano Colombo, Pietro Vargiu, Edoardo Zanardelli, Andrea Beri e Diego Minonzio

«I rincari dei beni energetici impattano in modo pesante, soprattutto perché anche la transizione tecnologica aveva portato determinati tipi di trattamenti termici con il passaggio dal bruciatore a gas all’induzione. Laddove mancavano determinate coperture, con i prezzi dei contratti di fornitura non modificabili, è stato necessario ragionare sulla possibilità di fermare la produzione, piuttosto che lavorare in perdita. Il problema energetico, comunque, in Italia era noto da anni, ma si è deciso di non affrontare la questione e anzi di subirla. E quest’anno è arrivato il momento in cui ci è stato presentato il conto».

È amara la considerazione che Andrea Beri, amministratore delegato di Ita, ha espresso, in occasione dell’evento “Bilanci d’Acciaio” ospitato dalla Camera di Commercio, sul tema che ha messo in difficoltà l’intera industria nazionale (e non solo, ovviamente).

«Siamo in un settore nel quale sono state stabilite alcune date limite - osserva - penso al 2030 per l’acciaio verde: una indicazione che possiamo condividere, ma se solo l’Italia in Europa deve affrontare questo tipo di cambiamento, si carica tutto sulle spalle delle imprese. Ed è chiaro che ciò non è sostenibile».

Del resto, non sempre green vuol dire economico e questo, aggiunge Beri, è un problema, perché «rischia di vanificare tutti gli sforzi che si fanno in termini di investimenti anche in ambito tecnologico. Fino a quando le aziende che, come noi, si impegnano per portare avanti progetti sostenibili ma non viene tutelato nei confronti degli altri Paesi, e penso alla Turchia, agli Emirati e alla Corea, non ci sarà gara. Purtroppo, però, mentre il lamento silenzioso del nostro settore si fa sempre più pesante, la Commissione europea non ascolta queste istanze con la dovuta attenzione. Quando i clienti basano i loro acquisti anche su valutazioni “green”, siamo avvantaggiati; ma oggi il mercato ti dice che oltre ad essere sostenibile devi anche essere economico e questa condizione non esiste».

«Io comunque resto abbastanza ottimista per il futuro - chiosa - anche perché abbiamo indicazioni di ripresa importante, dal 2023, per il settore automotive, oltre che sulle infrastrutture legate al Pnrr».

Edoardo Zanardelli, vicedirettore della business unit specialties di Caleotto evidenzia come la sostenibilità faccia parte delle stesse linee guida indicate dal fondatore del gruppo Feralpi. «È uno dei temi più sentiti - afferma - ed è destinato ad essere un driver fondamentale, oltre che parte integrante, per tutti i nostri progetti di sviluppo. Inoltre, il supporto che le banche daranno alle tematiche Esg garantirà un booster notevole nei prossimi anni».

Lo snodo cruciale, però, è costituito dalla consapevolezza di dove si è e quali sono gli obiettivi che si intende raggiungere.

«Servono indicatori misurabili anche in termini di consumo e utilizzo, su parametri prima non considerati - avverte Zanardelli - perché se vogliamo migliorarci dobbiamo essere in grado di misurarci. Come gruppo ci siamo concentrati su una riduzione delle emissioni di CO2 equivalente, che dal 2018 al 2021 sono state abbattute del 18%. Importante anche l’azione su riciclo, inteso come zero generazione di rifiuti: siamo al 93,4% in termini di riutilizzo e il nostro obiettivo è arrivare al 100%».

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