Climatizzatori sicuri  È boom di richieste  per la manutenzione
Al lavoro in un negozio nel centro di Como

Climatizzatori sicuri

È boom di richieste

per la manutenzione

Primi caldi e Covid-19: + 30% di domande. Più elevati anche i costi per i dispositivi di protezione. Berardo (Confartigianato): «Il personale va formato»

Climatizzatori da tenere più impeccabili che mai: boom di richieste di manutenzioni. Già il 30% in più, quando l’estate si è appena affacciata, giusto con qualche innalzamento di temperatura. L’impressione è che dunque la crescita sia solo all’inizio e pur richiedendo un impegno ingente agli artigiani, è un punto importante anche contro l’abusivismo. In epoca di coronavirus nessuno ha voglia di scherzare sulla salute.

Le richieste

Favorire il regolare e frequente ricambio d’aria negli ambienti interni ed escludere totalmente, per gli impianti di condizionamento, la funzione di ricircolo dell’aria: una necessità indicata a chiare lettere dal decreto. Che oltretutto prevede anche sanzioni fino a 5mila euro.

Lo sottolinea Andrea Berardo, presidente dei manutentori di Confartigianato Como: «Con la circolare del 22 maggio sono state date precise indicazioni. Bisogna pulire gli impianti con detergenti specifici, garantire un adeguato tasso di ventilazione, i disinfettati devono essere presidi chirurgici secondo il codice Ateco fornito dal ministero».

Le situazioni sono varie, perché ci sono realtà che possono aprire anche le finestre, altre no: si pensi ai cinema, ma non solo.

Di qui il passo successivo per ottemperare a tutte le prescrizioni: «Si deve muovere un’impresa qualificata, abilitata insomma. Non può essere l’impresa di pulizie, che se Berbutta dentro il prodotto sbagliato può bucare il condizionatore, per esempio».

La conseguenza, anzi la condizione si chiama aggiornamento: «Il personale dev’essere formato – spiega ancora Berardo – e anche noi come Confartigianato stiamo predisponendo a brevissimo dei corsi di formazione per evitare fraintendimenti con i clienti. Il manutentore deve dare schede tecniche e sicurezza alla clientela». Certo, un lavoro certosino: ci possono essere fino a cinque prodotti per pulire un condizionatore. E tutto va tracciato.

Operazioni complesse e costi

Il che significa che sì, c’è molto più lavoro e questa è una buona notizia dopo mesi di sofferenza per il lockdown. Ma l’altra faccia della medaglia è rappresentata da investimenti e costi: «Già, da una parte c’è l’aumento dei clienti, del 30% solo in questi primi giorni di caldo – conferma Berardo – Dall’altra è ancora più impegnativo. E occorre molto più tempo».

I costi sono elevati anche per tutti gli indispensabili dispositivi di protezione: si entra nelle case altrui e bisogna tutelare la salute sia dei collaboratori sia dei clienti.

Del resto, la categoria era già pronta perché se questa è un’emergenza di entità inedite, la prevenzione fa parte del suo bagaglio: era abituata a combattere con altri nemici in passato, come la legionella Legionella pneumophila. E c’è la speranza che almeno di fronte alla salute da garantire (e al processo da garantire in termini di certificazioni) la gente abbandoni la tentazione del fai da te o dell’abusivismo: «C’è bisogno di un tecnico, che sappia dare tutta la tranquillità del caso» conclude Andrea Berardo.


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