«Ci aiutino ad assumere  invece di dare  780 euro  per stare sul divano»
Daniele Riva, presidente di Confartigianato Imprese Lecco

«Ci aiutino ad assumere

invece di dare 780 euro

per stare sul divano»

Alla vigilia dell’assemblea annuale parla il presidente di Confartigianato Imprese Lecco

La nostra via per il cambiamento: fisco, burocrazia, lavoro” è il titolo dell’assemblea annuale di Confartigianato Imprese Lecco che si apre lunedì 19 novembre alle 17 nell’aula magna del Politecnico a Lecco. L’incontro avrà al suo centro la nuova legge di Bilancio. Il presidente dell’associazione lecchese, Daniele Riva, ci anticipa alcuni temi e richieste rivolte dalle imprese al Governo soprattutto sul capitolo del sostegno alla produzione e all’occupazione.

Confartigianato indica una nuova via perché quella tracciata dalla manovra non convince?

Alcuni provvedimenti della manovra sono positivi, ma altri no e incidono pesantemente sulle imprese. Vediamo che anche questo Governo, come il precedente, non ha concluso nulla sull’Iri, l’imposta che alleggerisce la tassazione sul reddito d’impresa che ci permetterebbe di pagare le tasse separando il reddito d’impresa, prodotto e lasciato in azienda tassato al 24%, da quello personale su cui si paga l’Irpef.

Se ci fosse si userebbero le risorse derivanti dall’agevolazione per fare investimenti in azienda?

Sì, invece questa finanziaria non rinnova nemmeno superammortamento e iperammortamento. Il primo è stato particolarmente utilizzato dalle piccole imprese come aiuto ulteriore agli investimenti. Anche senza questi due strumenti le nostre aziende continueranno ad investire, ma è evidente che viene a mancare un incentivo tanto forte da essere in grado di mettere in atto un circolo virtuoso, capace di riflettersi sui risultati di mercato e quindi sull’occupazione. Il Governo non ha capito niente sull’impresa, vista la miopia di questi provvedimenti.

Confartigianato è critica sul reddito di cittadinanza. Cosa non convince, visto che è un meccanismo legato alla ricerca di lavoro?

Siamo nettamente contrari. L’intenzione sarà anche buona, ma in Italia non funzionerà per ragioni di mentalità e anche per ciò che sta a valle di questa iniziativa: chi troverà fino a tre possibilità di lavoro ai disoccupati? Non certo i Centri per l’Impiego, che per quanto possano essere potenziati riescono ad assorbire, nella media nazionale, solo una quota meno che minima di disoccupati. Se il Governo decidesse invece di girare sugli sgravi per le aziende i soldi destinati al potenziamento dei Centri per l’impiego l’azienda potrebbe trovare personale a un costo inferiore, con tassazione a zero per uno o due anni. Il Paese si ritroverebbe dei giovani inseriti al lavoro e non seduti passivamente su un divano con i 780 euro del reddito di cittadinanza.

Non crede che questa misura mostri comunque attenzione a chi fra lavoretti e precariato vario non guadagna abbastanza per vivere?

Sono del tutto convinto che si debba dare una mano a chi ha bisogno, e a questo punto parliamo di assistere chi è in difficoltà ma con un aiuto di assistenza, che va in una direzione diversa da quella finalizzata alla crescita e all’occupazione

A Lecco Confartigianato si è spesa nei progetti di alternanza con le scuole. Come sarà il futuro dato il depotenziamento dell’alternanza, che ora cambia anche nome?

Considero il taglio una scelta allucinante. Io stesso sono molto critico su come sta andando l’alternanza, ma credo che con un miglior rodaggio le difficoltà possano rientrare. Altro, però, è che il Governo venga a dirci di aver tagliato sull’alternanza a causa dello sfruttamento delle imprese sui ragazzi. Ci sono stati dei casi deplorevoli, ma non riguardano la normalità delle nostre imprese. Ora il rischio è che un 19enne esca dalla scuola ed entri al lavoro come se entrasse in un mondo nuovo.

E’ sempre accaduto e le fabbriche hanno saputo costruire comunque fior di professionalità, non crede?

Sì, ma parliamo di un’epoca in cui più spesso si entrava al lavoro a 15-16 anni, con generazioni che hanno costruito lo zoccolo duro del lavoro dandoci i nuovi meccanici, tornitori, fresatori. Le figure che oggi non troviamo più in numeri sufficienti nemmeno fra i neodiplomati 19enni. Perciò l’alternanza scuola-lavoro accorcia i tempi dell’inserimento in azienda.

I sette punti consegnati lo scorso giugno dal presidente nazionale Merletti al nuovo neo ministro Di Maio sono dunque ancora tutti inevasi?

Sì, e li riproponiamo ora in assemblea come richiamo al Governo. Di Maio li aveva accolti dicendosi pronto a lavorare con noi. Oggi glieli ricordiamo: modifica della normativa sugli appalti pubblici, nuove tariffe Inail per abbassare il costo del lavoro, rivedere il sistema di tracciabilità dei rifiuti, impegno nella promozione di tutto il made in Italy, tassazione unificata europea ai colossi di internet, abbassamento degli oneri generali nella bolletta elettrica delle imprese, e prendere a modello per i provvedimenti i 4,3 milioni di pmi ed eventualmente fare deroghe per le 24.992 imprese più grandi, e non il contrario.

Cosa dirà invece in assemblea sul sistema locale?

Farò un passaggio su Sistema Innovazione Lecco, un progetto che ha unito con risultati sorprendenti le forze di Regione, Camera di Commercio, Politecnico, Cnr, Univerlecco e imprese. E’ la prova che unendo forza e intenti e avendo ben presente la direzione i risultati arrivano e, in questo caso, danno alle piccole imprese il messaggio che avere a disposizione per sperimentare la propria innovazione un’università e un centro di ricerca a km zero è un vantaggio che non tutti i territori hanno.

La scorsa settimana Confartigianato Lecco ha firmato con altre associazioni e rappresentanze politiche nazionali e locali un accordo di sistema sulle infrastrutture. Cosa si aspetta che produca?

Mi aspetto che produce una visione utile a mettere un punto fermo sull’avvio di progetti, che so bene non nasceranno dal nulla e nel breve periodo. Ci aspettiamo che da questo tavolo esca l’avvio di soluzioni, perché è inconcepibile che il territorio lecchese, ai primi posti regionali e nazionali per peso economico e manifatturiero, abbia infrastrutture viarie così carenti.

Lei ora è anche presidente uscente della Camera di Commercio di Lecco, che sta completando la fusione con Como in un unico ente e con nuova governance. Come cambierà la relazione associativa fra Confartigianato Lecco e la nuova Camera?

I rapporti sono ottimi e continueranno ad esserlo. Comunque i numeri ci confermano che non ci sono queste grandi differenze di peso fra le due realtà.

Ci sono trattative in atto per l’unificazione fra le due Confartigianato?

Nessuna trattativa e nessuna discussione in corso. Non c’è un progetto, ma non escludo possa esserci in futuro. Sarebbe un modello nuovo, ma si perderebbe prossimità sul territorio. Vedremo.


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