Accordo frontalieri, slitta ancora la firma

«Clima troppo teso»

La delegazione sindacale a Roma: «Finché ci saranno disparità e attacchi, nessun patto». Per i lavoratori dunque vige il vecchio regime fiscale.

Accordo frontalieri, slitta ancora la firma «Clima troppo teso»
I problemi ci sono soprattutto con il Ticino, meno con i Grigioni

Niente accordo con la Svizzera finché resteranno le discriminazioni verso gli italiani in Ticino. Anzi, con le nuove mosse della destra elvetica, decisa a eliminare la libera circolazione delle persone con l’Unione Europea, «causa principale – dice il partito Udc - dell’immigrazione di massa e del conseguente sconvolgimento del mercato del lavoro a scapito dei cittadini residenti», tutto si complica.

I rappresentanti dei consigli sindacali interregionali Ticino-Lombardia-Piemonte e Grigioni-Lombardia sono stati ricevuti martedì a Palazzo Chigi dal professor Marco Leonardi e dalla professoressa Anna Genovesi, consiglieri economici, legislativi e politici del governo italiano. A sole due settimane dalla richiesta, il premier Paolo Gentiloni ha fatto ricevere la delegazione lombarda, ticinese e grigionese.

La riunione ha avuto come tema l’accordo fiscale dei lavoratori frontalieri e la situazione economico e politica nelle aree interessate dal fenomeno. I Csir hanno ricevuto rassicurazioni sul fatto che, ad oggi, la firma del nuovo accordo non è all’ordine del giorno e non lo sarà fino a quando non cadranno le iniziative politiche volte a creare tensioni contro i lavoratori frontalieri. In questo senso, la recente raccolta di firme da parte del partito Udc contro la libera circolazione delle persone non ha di certo aiutato a rasserenare il clima.

Il senso di questa attesa è molto chiaro. L’inizio della nuova epoca, che nel giro di dieci anni porterà all’applicazione delle aliquote italiane sugli stipendi dei frontalieri, con alcuni correttivi, si sposta in là. Non si sa di quanto, ma visto che la firma fra le delegazioni risale al 2015 sono stati “guadagnati” almeno due anni di vecchio metodo. Considerato che l’impatto sulle buste paga potrebbe essere elevato, visto che si passerà dal 10% circa delle imposte alla fonte svizzere al 38 e al 41 dell’Irpef, questa è una buona notizia per i circa seimila frontalieri della provincia di Sondrio. Lavoratori che per alcuni anni continueranno a non pagare le stesse aliquote dei propri concittadini, sulla base di un accordo del 1974.

I Csir hanno ricevuto garanzie sul fatto che verrà data continuità al lavoro congiunto nei tavoli ministeriali con il sindacato sulla stesura di uno statuto per tutti i lavoratori frontalieri.

«Il Governo si è inoltre impegnato a promuovere ulteriori e necessari approfondimenti, anche grazie alle nostre sollecitazioni, riguardo i frontalieri per diritti, dumping, protezioni sociali e coinvolgimento nei rapporti con le amministrazioni delle aree coinvolte», spiegano i rappresentanti della delegazione di Cgil, Cisl, Uil, Unia, Syna e Ocst. «Bisogna evitare che con l’accordo si introduca il peggio delle due legislazioni: tasse elevate per l’Italia e assenza di diritti sul fronte svizzero».

Un altro punto centrale è quello dell’indennità di disoccupazione. Come noto, alcuni anni fa, sulla base delle novità introdotte dalla legislazione europea, si è passati dalla legge basata sul pagamento di un assegno svizzero ai frontalieri che rimangono senza lavoro alla semplice disoccupazione italiana. Anche in questo caso il saldo è decisamente negativo.

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