Alla Mauri la Cgil vuole aprire
la contrattazione aziendale

Tore Rossi, segretario dei dipendenti del settore alimentare della Cgil, chiede alla direzione della Mauri di pasturo di aprire il confronto sulla conttrattazione di secondo livello: "Abbiamo ribadito la volontà di proseguire il percorso di rinnovo della contrattazione aziendale".

Alla Mauri la Cgil vuole aprire la contrattazione aziendale
Qualche incertezza sulle prospettive del caseificio Mauri. Ad accendere i riflettori sull’azienda di Pasturo, che occupa 130 persone è Tore Rossi, sindacalista della Cgil di Lecco, che dice: «La mia posizione non è allarmistica, ma molto allarmata».
Tutto il contrario di quanto ci si attenderebbe nei confronti di un’azienda che alla fine di aprile ha deciso di non prolungare la cassa integrazione ordinaria, ma di continuare la produzione. «Ci sono ancora molti problemi che riguardano l’azienda e non sono state ancora risolte – dice Rossi - La notizia di non avere necessità di adottare una proroga dell’ammortizzatore sociale è da salutarsi positivamente, anche se ci sono alcuni punti non chiari».
La situazione economica generale è critica e che anche un settore normalmente risparmiato, quello alimentare, è alle prese con il calo degli ordini e spostamenti delle fasce dei consumi.
Secondo il sindacalista, la decisione di non ricorrere più alla cassa, non significa che i problemi siano finiti: «Da parte mia mantengo una lettura che non vuole essere allarmistica, ma allarmata, nel senso che oggi forse ancor più di ieri, è necessaria attenzione, prudenza e capacità da parte del gruppo dirigente. Ci sono segnali che ci inducono a mantenere un livello di preoccupazione moderatamente elevato».
Tra le critiche del sindacato la remuneratività troppo ridotta: «Riteniamo che manchi ancora la valorizzazione del fattore umano, e non soltanto in termini squisitamente economici. Per questo abbiamo ribadito la volontà di proseguire il percorso di rinnovo della contrattazione aziendale, perchè risulterebbe incomprensibile, oltre che errato strategicamente, registrare ulteriori investimenti, senza che a ciò corrisponda anche un investimento sulle donne e sugli uomini che hanno reso grande la Mauri e continuano a sostenerne l’immagine e la tradizione. Le lavoratrici e i lavoratori devono essere considerate un investimento e non un costo. Come motivare altrimenti eventuali scelte che negherebbero investimenti sulla forza lavoro che rappresenterebbero meno del 2-3% degli investimenti in attrezzature e macchinari di un solo esercizio e circa lo 0,1% del fatturato di un solo anno?».
Il prossimo incontro richiesto dal sindacato si terrà entro la fine di luglio e si discuterà della contrattazione di secondo livello e delle prospettive industriali della Mauri.

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