Welfare aziendale  La Luiss premia i Cortiana
Walter Cortiana (a destra) mostra il premio della Luiss con Cesare Fumagalli (Confartigianato)

Welfare aziendale

La Luiss premia i Cortiana

I fratelli titolari della “3C Catene” a Roma per il loro progetto nel comparto artigiano: «Pensiamo che in azienda prima vengano le persone»

«Per me e mio fratello Luca praticare welfare aziendale è sempre stato molto naturale, perciò non ci è sembrato di avere requisiti così speciali da poter vincere il premio della Luiss. Ma quando abbiamo visto i parametri speciali su cui si è basato il premio li abbiamo trovati totalmente coincidenti con quanto da anni pratichiamo in azienda. E, certo, il riconoscimento ci ha dato soddisfazione».

Così Walter Cortiana, 51 anni, artigiano che con suo fratello Luca (48 anni) guida la 3C Catene fondata dal loro padre negli anni Settanta, commenta il premio ricevuto martedì scorso a Roma dall’università Luiss Guido Carli per il miglior progetto di welfare aziendale del comparto artigiano nell’ambito della presentazione del “Rapporto 2017 Welfare Index Pmi”.

Questa la motivazione del premio: “Il merito val bene un bonus - Essere riusciti ad aumentare l’equilibrio tra lavoro e vita privata dei propri dipendenti e a trasformare la flessibilità oraria in una leva strategica per fidelizzare i propri collaboratori”.

Cortiana è fra gli imprenditori presentati da Confartigianato Lecco per le candidature in virtù delle buone pratiche in tema di welfare. Perciò l’altro ieri all’assegnazione del premio l’associazione era presente con una rappresentanza, dal segretario generale di Confartigianato Lecco, Vittorio Tonini, al segretario nazionale, il lecchese Cesare Fumagalli.

«Io e mio fratello - ci dice Cortiana poco dopo aver ritirato il premio - abbiamo sempre considerato che in primo luogo le aziende sono costituite da persone che, se messe in condizione di lavorare bene, portano beneficio all’impresa. L’aspetto umano è fondamentale. La crisi ha cambiato i ritmi del lavoro, imponendo grande velocità di risposta a ordinativi che arrivano e vanno soddisfatti in tempi stretti. Perciò se in questi tempi serrati riusciamo ad affrontare il lavoro inserendo anche qualche sorriso ciò rafforza i rapporti e non va certo a discapito del rigore che in azienda tutti manteniamo sugli obiettivi».

Tradotto in azioni il welfare della “3C” è praticato per i 10 dipendenti su più fronti. C’è il fronte più classico, quello dei benefit che (dai buoni pasto ad altro) sollevano i lavoratori dai costi e l’azienda dal pagamento di una quota di tasse sul lavoro. Ci sono i premi economici, come quello pagato ai lavoratori lo scorso anno per i risultati di lavoro. E c’è la flessibilità: nessun cartellino da timbrare, flessibilità di orari per le lavoratrici madri ma anche per i lavoratori con particolari esigenze di vita privata. Risultato: zero assenteismo e quasi zero assenze per malattia. «Non timbrare il cartellino - afferma Cortiana - non significa che uno viene a lavorare quando vuole. Significa che le persone si interscambiano, gestendo con responsabilità le presenze al lavoro. Io e mio fratello siamo entrati in azienda nel 1988, ma questa visione era già stata introdotta da nostro padre. Un nostro capo officina andato in pensione da poco - aggiunge - aveva avuto offerte altrove con maggiorazione di stipendio, ma è rimasto da noi perché assecondavamo la sua preferenza a lavorare di sabato per avere il giorno libero in settimana, e decidere quando andare in settimana bianca. Era come un socio e anche oggi che ci ha lasciati viene abitualmente a prendere un caffé da noi».


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