«Voglio la verità sulla morte in cantiere di Simone»
Il cantiere dove è avvenuta la tragedia

«Voglio la verità sulla morte in cantiere di Simone»

Cinzia è la vedova di Simone Sigismondi, l’operaio originario di Chiavenna deceduto sul lavoro nel pomeriggio del 17 gennaio 2013 in un cantiere di Bellinzona.

Tre anni, 1096 giorni. Sono trascorsi senza avere “un perché”, senza la verità sulla morte del marito, avvenuta a trent’anni in un cantiere del Ticino. Cinzia è la vedova di Simone Sigismondi, l’operaio originario di Chiavenna deceduto sul lavoro nel pomeriggio del 17 gennaio 2013 in un cantiere di Bellinzona. La giornata di domenica non è soltanto un tristissimo anniversario. Rappresenta anche un momento di riflessione sull’assenza di verità. Di verità e giustizia.

Proprio in Ticino era iniziata la storia d’amore dei coniugi Sigismondi, nell’azienda dove Cinzia – segretaria - incontrò Simone, geometra chiavennasco trasferitosi da Bette e Biasca. Da colleghi diventarono compagni di vita e nel 2012 arrivò una bimba a rendere ancora più bella la loro storia. Una felicità che ancora oggi si può osservare nelle foto pubblicate sul profilo di Facebook. Il brindisi del giorno più bello, gli striscioni preparati dagli amici. Ricordi che neanche il dolore di questi tre anni può cancellare, anche se il silenzio delle istituzioni chiamate a chiarire le cause dell’incidente rende tutto più complicato.  Ora la donna vive a Lipomo in provincia di Como ed è assistita da un legale di Chiasso per portare avanti la propria richiesta

«Dopo tre anni siamo ancora al punto di partenza - spiega -, non si è più mosso nulla. Dire che è una situazione vergognosa è poco.

Abbiamo più volte richiesto chiarimenti alla Procura di Lugano - aggiunge Cinzia -, ma niente. In pratica non sappiamo ancora cosa possa essere successo quel maledetto giorno. Possibile che si debba aspettare tre anni prima di conoscere la verità? Qualcuno ha sbagliato? E chi è stato? Non lo so io, non lo sanno i genitori di Simone a Chiavenna, non possiamo spiegarlo a nostra figlia, una bambina che cresce ed è costretta a diventare grande senza il proprio papà».


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