«Virus, questa è già la seconda ondata»
Tamponi per il coronavirus (Foto Bartesaghi)

«Virus, questa è già la seconda ondata»

L’allarme L’epidemiologo lecchese Carlo Signorelli: «Circola essenzialmente tra i giovani e fa meno danni». Ma non va sottovalutato: «Ci sono comunque ancora tanti anziani che non hanno fatto la malattia»

Massimo rigore nel rispettare le norme anticovid per evitare che la seconda ondata di contagi, che attualmente sta colpendo i giovani, possa diffondersi anche alle categorie a rischio, riportandoci in una situazione di emergenza. È questa la lettura che dà dell’attuale situazione Carlo Signorelli, epidemiologo lecchese, membro del comitato tecnico-scientifico di Regione Lombardia.

«Dal punto di vista delle infezioni – spiega - è chiaramente in atto una seconda ondata. C’è una leggera ripresa dei casi settimanali in tutta Italia. Leggera, non evidente come in altri Paesi, ma c’è». L’età media dei nuovi positivi è di 40 anni: «È più bassa rispetto alla prima ondata perché al momento l’infezione sta circolando essenzialmente tra i giovani, tanto è vero che si parla di contagi in discoteche, luoghi affollati e vacanze. Per questa ragione non stiamo assistendo a manifestazioni cliniche gravi».

Il rischio

Ma se il virus riprendesse a circolare tra gli anziani cosa accadrebbe? «Farebbe meno danni rispetto a questa primavera perché sappiamo trattare meglio i pazienti, ma c’è ancora qualcosa che non conosciamo e quindi è difficile risponde. Ci sono comunque ancora tanti anziani che non hanno fatto la malattia e se fossero colpiti potrebbero avere sintomatologie gravi». Per quel che riguarda gli ospedali al momento la situazione appare sotto controllo: «Dal punto di vista della clinica – continua Signorelli - in questa fase non abbiamo segnali di preoccupazione. In Lombardia i ricoveri di malati Covid sono in leggero calo rispetto alle settimane precedenti. Le chiamate al 112 per emergenze respiratorie sono nella norma. Oggi quindi non ci sono segnali gravi, ma siamo in un momento interlocutorio. Non è finita, la situazione non è ancora risolta. Ragione per cui vanno attuate le misure precauzionali che ormai ben conosciamo: distanze, mascherine ed igiene».

Difficili i controlli

Fondamentale, quindi, intercettare subito i nuovi casi: «In diversi paesi esteri c’è una situazione più grave rispetto alla nostra. Molto peggio di noi sono messe Spagna, Grecia e Malta, tanto è vero che si sono imposti i controlli a chi rientra da questi Stati per isolare gli infetti ed evitare che possano contagiare altri, magari le categorie a rischio. È questa la strategia che si sta attuando, pur con grande difficoltà perché c’è in giro molta gente e i trasporti avvengono anche per auto, treno e bici. Non sono solo gli aeroporti da presidiare. Chi ha scelto l’Italia per le vacanze ha rischiato meno e si è evitato meno grane al ritorno».

La ricerca

Che la provincia di Lecco sia, in questa fase, una dei territorio in cui la situazione appare stabile, lo certifica anche una ricerca stilata dal sito Data4covid19, un progetto guidato da matematici, ingegneri e informatici con l’obiettivo di sensibilizzare le persone sulla diffusione del virus basandosi esclusivamente sui dati, come per esempio il rapportato tra popolazione e il numero di individui attualmente infetti, calcolati attraverso specifiche proiezioni. Secondo questa elaborazione per un lecchese c’è meno del 2% di possibilità di aver incontrato un positivo al virus nell’ultima settimana e una probabilità dello 0,4% di incrociare sul posto di lavoro un collega infetto nei prossimi 7 giorni. Dati che pongono la nostra provincia a metà della classifica nazionale del rischio contagio, con valore dalle quattro alle cinque volte inferiore rispetto a Vercelli, che risulta essere il territorio a maggior rischio.


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