Un futuro lontano dai centri urbani       «Siamo nati per vivere nella natura»

Un futuro lontano dai centri urbani
«Siamo nati per vivere nella natura»

Valentina Boschetto Doorly ospite alle Primavere di Como

Un futuro lontano dalla città? È l’ipotesi che ha percorso la saggista, futurologa e manager Valentina Boschetto Doorly ieri pomeriggio nella Sala Bianca del Ridotto del Teatro Sociale nella seconda giornata del festival Le Primavere, presentate dalla curatrice Daniela Taiocchi e dal direttore de La Provincia Diego Minonzio.

Si parla, quindi, di fuga dalla città. «Questo fenomeno è emerso in sordina alcuni anni fa, tra il 2016 / 2017 - spiega - C’erano chiari segnali che il paradigma economico stava correndo verso una dissoluzione. Saltavano gli elastici della iperglobalizzazione. Quello che vediamo venire avanti adesso fa parte di un discorso globale che sta cambiando segno».

Il discorso ha radici precedenti: «Nel 2007 per la prima volta nella storia dell’umanità la popolazione urbana ha superato quella rurale. Negli anni 50 gli inurbati erano il 30 per cento. È successo tutto velocemente e in silenzio. Miliardi di persone si sono trasportate nei centri urbani. Tutto questo è legato all’aumento del Pil: pur occupando solo lo 0,5 per cento della terra i centri urbani producono il 60 per cento del Pil. Qui, ad esempio, sotto l’arco alpino, c’è stata una vera emorragia. Ci sono zone in Piemonte e Val d’Aosta dove i paesi sono stati abbandonati. Solo il Trentino Alto Adige ha resistito».

Non è un fenomeno solo italiano: ha riguardato tutta l’Europa. Ora assistiamo a un controesodo. Un primo segnale: il boom delle facoltà di agraria: «Il fenomeno è molto interessante perché ci dà la possibilità di riequilibrare un’asimmetria della globalizzazione. Quattro megatrend lo rendono possibile». Questi vanno intesi come un insieme di forze, tendenze ed evoluzioni capaci con la loro forza di modificare, nel lungo periodo, non solo le economie mondiali, ma anche le società globali.

I megatrend sono tendenze complesse in grado di produrre cambiamenti significativi sul lungo termine, spesso legati a fattori strutturali come demografia, ambiente, innovazione scientifica e tecnologica, la mentalità. In questo caso «il primo è l’invecchiamento della popolazione con una crescita zero: siamo proiettati ad arrivare a 46 milioni di abitanti entro il 2050. Poi la rivoluzione tecnologica, che dobbiamo gestire e non farci gestire. Ora lo Smart working ha mostrato a tutti che è possibile lavorare non solo da casa, ma da dove si è più comodi. Terzo megatrend la crisi climatica, che conosciamo tutti, ma siamo così addormentati che siamo in ritardo di 30 anni e questo, prevedo, sarà il megatrend dominante su tutti gli altri. Poi la globalizzazione che ha creato un enorme economia finanziaria che decide le sorti del mondo». «Molti di noi si stanno chiedendo: quando torneremo alla normalità? La risposta breve è: mai!», dice Klaus Schwab, fondatore e direttore esecutivo del Forum economico mondiale. Insomma, un mondo in cambiamento, diverso da quello di prima, «una lunga transizione, anche dolorosa, a cui non siamo abituati. Per me, però, è l’occasione per ripensare tutto, perché il mondo di prima non era sostenibile. Dobbiamo impegnarci tutti, perché non siamo qui per risparmiarci, siamo qui per spenderci».

Cosa dovrebbe fare una città per trattenere i suoi abitanti? Secondo Boschetto Doorly «l’uomo è stato progettato per vivere nella natura, adesso ci siamo tutti rinchiusi davanti al computer. Viviamo immersi nell’artificialità, ma non è quello che ci fa stare bene».A. Bru.


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